sabato 26 marzo 2016

Alla scoperta del Nuovo Mondo

Approdare nel Nuovo Mondo (lavorativo) vuol dire prima di tutto scoprire e conoscere qualcosa che fino a quel momento si ignorava quasi completamente. Dinamiche, personalità, rapporti, gerarchie, temi, spazi.
All'inizio ci si limita ad essere osservatori ma non per questo si è passivi. Infatti ci si muove molto più velocemente di altri perché mentre si osserva con attenzione, si immagazzinano informazioni a tutto spiano e le si elaborano per renderle strumenti di lavoro necessari e fondamentali.
E' passato giusto qualche mese dal mio Nuovo Inizio e se mi fermo un attimo per fare uno di quegli screening mentali approfonditi, mi rendo conto che nella mia memoria adesso c'è un ampio nuovo scaffale denominato "industria cinematografica". I fascicoli poggiati sullo scaffale sono ancora poco voluminosi ma esistono e riguardano argomenti appena esplorati. Non c'è polvere, tutto ha un aspetto nuovo e patinato ed a raccontarlo sono i colori vivi di ogni singolo dettaglio.
La cosa ancor più sorprendente è il modo in cui questi fascicoli abbiano preso forma, andando a costituire in me una nuova branca conoscitiva.
Ogni incontro con nuove persone, ogni stretta di mano, ogni riunione tematica, ogni scambio di e-mail, ogni rassegna stampa letta, ogni notizia sul tema, ogni intensa ora lavorativa in cui si presentano nuove opportunità imperdibili. Ecco il mio lavoro che, giorno dopo giorno, mi fa scoprire il tassello giusto per continuare la costruzione di questo enorme puzzle appena iniziato.
Sfortunatamente però, i pezzi del puzzle non te li regala nessuno. Nessuno te li passa con il sorriso per dirti dove vanno. Qualcuno è venuto da te, ha aperto la scatola rovesciando i 1000 piccoli pezzi per terra davanti ai tuoi piedi e ti ha detto sogghignando: "buon divertimento...hi hi hi!". A quel punto ti rendi conto di essere completamente solo, sommerso da pezzettini di cartone tutti uguali tra loro che non hai idea di dove vadano posizionati.
Gli strumenti a tua disposizione sono i tuoi sensi, l'intelligenza, la scaltrezza, la velocità, la sensibilità, l'attenzione, la precisione. Se sei in grado di bilanciare bene le tue potenzialità, il pezzo mancante lo trovi velocemente e la costruzione dell'immagine finale prosegue fluidamente...nonostante ogni tanto arrivi qualcuno ad urtare i pezzi da te accuratamente messi da parte (e a cui eri riuscito a dare un senso) e sei costretto a ricominciare da capo perché di nuovo tutto confuso.
Ricordo perfettamente ogni tassello trovato fino a questo momento, ogni istante in cui il "nuovo scaffale" ha preso forma creando i singoli neonati fascicoli.
Ero arrivata da poco meno di un mese e si era appena svolta una conferenza stampa importante dopo la quale alcuni relatori si sono riuniti in separata sede per parlare di una manifestazione di un certo peso che si svolge periodicamente in questo ambiente. Ah, era anche il giorno del mio compleanno!
Il mio capo mi vuole nella stanza con tutti questi "pezzi grossi", mi giro per vedere se sta parlando con me.
Sì, sta dicendo proprio a me e quindi scatto sull'attenti e lo seguo.
Entro e mi presento umilmente con un sorriso a 32 denti un po' teso. Mi metto seduta e ascolto "spugnosamente" ogni singola parola, ogni termine che utilizzano, ogni frase alle mie orecchie strana ma assolutamente importante per il mio percorso.
Osservo le persone presenti una ad una per memorizzarle come si deve dato che le vedrò e ne sentirò parlare ancora e ancora. Penso che uno di loro non è vestito in maniera poi così formale e subito gioisco pensando che allora nulla è perso: potrò ancora indossare jeans e scarpe da ginnastica a lavoro...ogni tanto! Ma credo che per gli stivali con le frange dovrò aspettare di essere ben inserita.
Ad un certo punto qualcuno dice "vediamo il competitive, ce ne è una versione aggiornata?". Uno di loro si gira verso di me e mi chiede con tono più basso, confidenziale e frettoloso: "Ce l'hai?". Inizio a sgranare gli occhi lentamente. Provo a trattenere l'espressione che chiaramente mostra il mio imbarazzo ma credo di non essere riuscita a mascherare il mio pensiero: "ma di che cavolo parla questo sconosciuto? Il competitive? Ma che è? Io non l'ho mai visto, il mio capo non me ne ha mai data una copia dicendomi che è uno strumento fondamentale e che devo tenerlo sempre sottomano! Aiuto!!!!". Rispondo semplicemente "no, non ce l'ho",  mentre cerco di calmare il casino scoppiato dentro di me.
Mi sento una nullità per aver fallito nell'unica cosa in cui potevo essere utile in un incontro di pezzi grossi ed in quel momento qualcun altro tira fuori l'oggetto del desidero e solo allora capisco che non è altro che un file (in questo caso stampato) dove per tutto l'anno vengono riportate le date di uscita di: eventi sportivi, eventi televisivi e soprattutto uscite cinematografiche. Una sorta di "palinsestone" insomma. Perché non chiamarlo così?"Ce l'hai il PALINSESTONE?" Suona decisamente meglio e mi sarei fatta una risata invece di morire di paura!
Mi rendo conto anche che il giorno prima il mio capo l'aveva ricevuto aggiornato via mail e mi aveva chiesto di stamparglielo. Ma sempre per la teoria che i pezzettini del puzzle non te li passa nessuno per spiegarti dove posizionarli, non ho compreso che avevo tra le mani uno degli strumenti più importanti per chi lavora nel settore cinematografico perché ti da subito l'idea di ciò che in un anno intero succederà sul mercato, sapendo già a gennaio quale film uscirà a dicembre, più o meno.
Da quel giorno, conservo scrupolosamente una copia stampata e aggiornata del competitive nella cartellina rossa che porto sempre con me (comprata per darmi un tono in ufficio perché ne avevo una aggiustata con lo scotch, decisamente inappropriata all'ambiente!).
Ho sfoggiato il mio competitive proprio di recente durante una riunione e mi sono presa la mia piccola rivincita anche se, per il momento, non sono riuscita a chiedergli di cambiargli il nome in "palinsestone". Sarà per la prossima!
Il problema spesso è quello di non sembrare completamente ignari dell'argomento in questione, proprio nel momento in cui avviene invece la scoperta di dove va il nuovo tassello.
Quell'esatto momento in cui tu stai scoprendo una cosa nuova ma allo stesso tempo l'interlocutore non vorrebbe mai trovarsi davanti a chi di quell'argomento non ne capisce niente.
Durante una telefonata lavorativa, si parlava di un certo materiale pubblicitario cinematografico (in particolare manifesti) e di come questo sarebbe giunto alla sua destinazione finale, nei cinema.
Premetto che ci ho messo un bel po' prima di prendere confidenza con questo genere di telefonate, a capire se potevo dare del tu e se potevo tirare fuori un po' della mia ironia che senza dubbio aiuta a smorzare la tensione e a rompere il ghiaccio.
La persona dall'altro capo del telefono mi dice: "mi farai sapere poi se questo materiale arriverà in SAC oppure no...". Annuisco con la classica aria di chi non ha capito nulla, ma proprio nulla. Sfortunatamente (o fortunatamente) dall'altra parte nessuno può vedermi mentre con la mimica gestisco insieme ansia da brutta figura ed ansia da nuova scoperta. "Pronto?!", sento rimbombare. Sobbalzo sulla sedia e rispondo immediatamente che glielo farò sapere al più presto, chiudendo il telefono più veloce che mai.
Prendo subito nota sul mio quaderno zeppo di nuove informazioni (è già il secondo in due mesi) e mi catapulto nella stanza del mio capo. Fortunatamente con lui ho un rapporto abbastanza sereno. E' consapevole del fatto che giornalmente mi trovo davanti a delle novità e quindi non ho paura a chiedere approfondimenti.
Spiegandogli la telefonata, gli domando quindi: "ma cos'è il FAC?". Lui mi guarda interdetto, giustamente, e mi corregge dicendo: "La SAC!". "Uh si, sa al telefono non si capiva bene...", controbatto timidamente e con una lieve vampata di calore che mi invade il volto.
A questo punto finalmente vengo "illuminata" e scopro che "la S.A.C." (Servizi Ausiliari Cinema) non è altro che che la società che si occupa di distribuire la pubblicità cinematografica; infatti nei magazzini della S.A.C., che hanno sede in varie città d'Italia, si possono trovare i manifesti e i materiali promozionali di un film e di tutto ciò che è cinema.
Un altro tassello è posizionato, ecco come e per conto di chi i manifesti arrivano nelle sale che noi tutti frequentiamo!
E' arrivato il momento che io inizi con più insistenza ad auto-formularmi delle domande su tutto ciò che riguarda questo fantastico Nuovo Mondo. Poi ovviamente devo trovare anche qualcuno che possa darmi una risposta.
L'ultima mia grande scoperta ad esempio riguarda il mezzo con il quale i film arrivano nei cinema e in quale formato.
Infatti, difficilmente chi sta seduto sulla comoda poltrona di una sala cinematografica, ha interesse di sapere come il film è arrivato fino a lì. Perlomeno io non sono mai andata ad approfondire la questione.
La scoperta anche qui è avvenuta per caso, proprio mentre lavoravo e si doveva far arrivare nelle sale un importante spot promozionale. Sta di fatto che proprio quando lo spot pronto stava per essere spedito ai diretti interessati, qualcuno lancia l'allarme dicendo: "ma questo è un formato per il web, non di certo per la proiezione in sala!".
Anche in questo caso la mia espressione può essere tranquillamente paragonata a quella di Cristoforo Colombo davanti al Nuovo Mondo. Ansia mista a stupore, esattamente questo.
Dopo varie telefonate del mio capo per risolvere la questione, finalmente la mia ennesima lezione sul cinema ha inizio. Prendo il mio quaderno degli appunti e scrivo: il DCP è il formato digitale dei film che vengono proiettati al cinema. Inoltre scopro che il leader nella trasmissione di contenuti digitali per il cinema è Open Sky che trasmette via satellite i film (per l'appunto in formato DCP) che vengono memorizzati e scaricati in tutti i server delle sale. Et Voilà, ecco che si eliminano tutti i problemi ed i tempi legati al trasporto.
Ma la pellicola che fine ha fatto? Non è del tutto scomparsa, pare ci sia ancora qualcuno che la utilizzi (Tarantino con il suo ultimo film, The Hateful Eight, ha utilizzato il formato 70 mm), facendola passare a chi ignora questi tecnicismi esattamente come me, come qualcosa di innovativo, un'esperienza senza pari per la visione di un film di quel tipo. Peccato non esserne stata testimone diretta nonostante il biglietto disponibile per l'anteprima romana a Cinecittà.
Insomma, le mie lezioni giornaliere di cinema non finiscono mai, come anche le mie figuracce! Ma ho deciso di godermele come si deve (lezioni e figuracce), perché fanno tutte parte della costruzione di quel grande puzzle che ahimè un giorno vedrà il posizionamento dell'ultimo pezzettino mancante, portando inesorabilmente ad esaurire l'entusiasmo della scoperta.
Evviva LaVispaVoce che, raccontando le sue scoperte, magari eviterà a qualche altra neo-approdata in questo mondo di fare figuracce alla Bridget Jones (tanto per rimanere in tema cinema)!


sabato 19 marzo 2016

Una conversazione tra "Titani"

Immaginate due Titani dell'industria cinematografica che si incontrano un pomeriggio nella sede lavorativa di uno dei due ed iniziano a parlare del più e del meno (cinematografico per l'appunto).
Figuratevi esattamente l'alto livello della conversazione vista la presenza dei "Titani".
Come spesso succede in questo periodo io sono presente a questo incontro. Dalla mia posizione laterale ascolto, osservo, studio, scopro.
Mi trovo proprio nella stanza di uno di quegli uomini potenti. Si, uno di quelli che rilascia interviste che si leggono sui giornali e che si sente nominare spesso nell'ambiente.
Il suo perfetto computer Apple, con uno schermo grande quanto un tavolo (e ho solo la visuale del retro, credo che osservarlo da davanti sarebbe paragonabile all'esperienza del 3D), carte e cartelline sparse sulla scrivania, un casco, una giacca di pelle, un clima tropicale, la vista sui tetti di Roma (bellissima) con una luce naturale accecante che invade la stanza e delle grandi piante verdi e rigogliose che a questo punto credo siano la sola unica spiegazione di quel soffocante riscaldamento che ti avvolge come una coperta di lana.
Chissà quante persone importanti sono passate di lì, chissà chi si è seduto su quella stessa mia sedia a parlar di grossi affari, di accordi milionari. Chissà in quanti hanno sentito un caldo infernale ma non hanno detto niente per paura che le piante ne potessero soffrire. Chissà...
Una situazione da ricordare insomma, dove avrei avuto tutto il diritto di intervenire, di dire la mia, facoltà però di cui non sempre mi avvalgo, soprattutto in certe situazioni. Meglio ascoltare e non rischiare di parlare a sproposito.
E così molti interventi che avrei potuto fare (e che mi sarebbero potuti ritornare tranquillamente dritti in faccia come un boomerang) rimangono soffocati.
LaviSpa Voce penserà a diffonderli, d'altronde è nata proprio per questo!
Uno dei temi da loro trattati, e che prova a solleticarmi le corde vocali, è l'andamento al box office di alcuni film rispetto ad altri. "Ogni film è a sè" dice uno di loro. "Perfetti sconosciuti ha incassato quasi 15 milioni in 3 settimane ma non era stato previsto. Altri film, per cui ci si aspetta un'elevata affluenza, si rivelano invece un flop".
A quel punto della conversazione vorrei prepotentemente irrompere: "Un momento, mi sta dicendo che chi ha in mano un film come Perfetti sconosciuti non è stato in grado di prevederne il successo???". Immagino di alzarmi in piedi e dirlo con tono fermo ed atteggiamento convinto.
No no per carità, meglio tapparmi la bocca, sembrerei un po' come la figlia che polemizza contro il papà, l'inesperta provocatoria che dà suggerimenti allo specialista del settore su come fare il suo lavoro. Anche se c'è chi dice che fare domande a persone con un grosso ego non può che renderli più tronfi di quanto già non lo siano...
In ogni caso, più la conversazione va avanti e più non posso credere che "quelli di" Perfetti sconosciuti non ne abbiano colto le potenzialità (voci che girano nell'ambiente). Questo film è una vera bomba, una commedia italiana (due parole che affiancate possono significare orrore) che ti tiene attaccato alla poltrona dall'inizio alla fine (l'unica cosa che ti stacca sono le risate). Insomma: un esempio di come le cose vanno fatte e un prodotto da esportare fieri di dire che è italiano.
In questo link http://ilpopoloveneto.blogspot.it/2016/02/perfetti-sconosciuti-intervista-con-il.html (un articolo de "Il Popolo Veneto") è riportata l'intervista al cast che parla anche dell'anteprima romana del film (sapete, avevo un biglietto per quest'anteprima ma andare da sola non mi sconfinferava più di tanto) e che racconta di come raramente gli sia capitato di vedere un pubblico così partecipe. "Ma pure voi, che di questo film ne fate parte, ma non ne avete percepita la potenza???", continuo ad immaginare di urlare a gran voce.
Peccato che io non sia andata all'anteprima perché forse avrei potuto cogliere di persona la preoccupazione degli addetti ai lavori sul possibile andamento del film ed anche in questo caso avrei potuto immaginare di chiedere, magari direttamente al regista: "ma non lo vedi che film perfetto hai realizzato???".
Perché è vero che il successo del film è purtroppo imprevedibile e dipende da diversi fattori che nessun algoritmo potrà mai elaborare.
È vero che si lavora moltissimo sulla promozione per dire all'Italia intera che sta per uscire un film divertente e ben riuscito che parla di quanto l'oggetto con cui passiamo la maggior parte del tempo ci abbia rovinato la vita.
È vero che il posizionamento del film e tutto ciò che ruota intorno a questa strategia che fa sì che  un film e il suo debutto in sala possano non essere disturbati da fattori interni ed esterni, ha un ruolo fondamentale. Si, perché se si mettono in uscita due film dello stesso genere nello stesso periodo, due film destinati allo stesso target, si rischia di rubare l'uno la fetta di pubblico dell'altro. E qui c'è una battaglia aperta tra i distributori (come l'uscita di Zalone a natale contro i cinepanettone che ne hanno risentito parecchio).
È vero poi che la sostanza del film ci deve inevitabilmente essere perché se le prime persone che l'hanno visto innescano il passaparola negativo, su di un film effettivamente inguardabile, allora di scampo non ce n'è.
Ma è anche vero che, se un film ha un potenziale che tutta l'Italia è stata in grado di captare (e gli stessi numeri delle presenze in crescita costante lo dimostrano), non è possibile pensare anche solo per un attimo che, ad esempio, un evento calcistico in contro programmazione o lo stesso Festival di Sanremo possano minarne il successo invece garantito.
Dopo aver immaginato lungamente di scambiare questi pensieri con il Titano n°2 (l'altro, il n°1, lo vedo tutti i giorni perciò subisce già le mie domande a raffica), mi rendo conto che l'incontro è terminato.
Bisogna tornare a produrre e quindi abbandoniamo i 30° centigradi che si mitigano non appena la porta viene aperta e dopo aver attraversato il corridoio ricoperto da scricchiolante parquet pregiato, salutiamo la segretaria posizionata proprio davanti alla porta, stringiamo qualche mano scambiando sorrisi e saluti cordiali e in un attimo mi ritrovo nuovamente davanti al mio computer, fantasticando sul mio prossimo interessante incontro.
Ah, anche io lavoro su un computer Apple tutto per me, con ampio schermo (non come il suo) e mouse e tastiera color bianco candido, senza fili, leggeri ed eleganti...sarà mica la chiave dell'algoritmo per prevedere il mio andamento futuro nel fantastico mondo dell'industria cinematografica?!?




domenica 13 marzo 2016

La "sfilata del cinema" come la "sfilata di moda"

Show-room di moda: il rappresentante dà il via all'indossatrice che entra in sala ed inizia a sfilare per mostrare al compratore, il negoziante in questo caso, la nuova collezione di una nota marca d'abbigliamento giovanile. "Questa giacca ha un bel taglio, potrebbe indossarla chiunque, che bel tessuto e poi il colore...questa la prendo, in tutte le taglie e colori disponibili, piacerà molto alle mie clienti". E così via, vestito dopo vestito, il negoziante sceglie la collezione che sarà presente nella sua boutique il prossimo inverno, secondo i suoi gusti ma soprattutto secondo la sua esperienza decennale riguardo a cosa va forte sul mercato.
Ora, immaginatevi di traslare tutto dal mondo della moda al mondo del cinema. Ebbene sì, gli "attori" sono gli stessi: il rappresentante che possiamo individuare nella casa di distribuzione, il negoziante nell'esercente cinematografico e i clienti finali nel pubblico che compra il biglietto per vedere il film. I vestiti, i prodotti da vendere, in questo caso sono i film e l'indossatrice potrebbe essere lo schermo che "indossa" il film per farlo vedere alla gente.
Gli esercenti più importanti dei cinema italiani sono stati invitati da una nota casa di distribuzione cinematografica a vedere quali saranno i suoi "prodotti" da vendere nella prossima stagione. Ed io mi trovo lì per puro caso, il mio capo non poteva essere presente ed ha mandato me a rappresentarlo. Che occasione meravigliosa! Ah, tutto questo avviene alle 10.30 di mattina, un orario un po' insolito per andare al cinema per una neofita come me.
Una serie di slide accompagnano l'esperto di marketing della casa di distribuzione che espone film dopo film (non prima del saluto introduttivo dell'Amministratore Delegato della compagnia). Trailer, indicazioni su quello che faranno per allargare il pubblico di quel film, per renderlo fruibile anche al target al quale non è esattamente indirizzato. Strategie di marketing, eventi che vedono protagonisti i più potenti media partner, il tutto per promuovere il film e dare inizio al passaparola, indispensabile per il successo dello stesso. Questi qui son davvero potenti, non lasciano certo nulla al caso! Tutto è studiato secondo un piano specifico, da esperti che ci lavorano giornalmente affinché li film faccia il maggiore incasso possibile. Perché si sa, la prima a guadagnarci è la distribuzione insieme alla produzione.
In genere il 45% almeno degli incassi va agli esercenti, un 10% per il pagamento dell'Iva, poco meno dell'1% per il diritti musicali e il resto viene diviso fra produzione e distribuzione (fonte "il Sole 24 ore", articolo scritto da Andrea Biondi  il 6 gennaio 2016).
Ed ecco che inizia la proiezione del primo film ad andare in sala tra quelli presentati. Un film di cui avevo visto il trailer e che avevo inserito subito nella lista "to be seen".
Incredibile: guardare un film che volevo fortemente vedere, in un noto cinema romano, di mattina, solo perché la professione te lo impone...quando si dice lavorare facendo qualcosa che ti piace!
La fruizione del film solitamente è qualcosa di "intimo", è qualcosa che si fa con un amico, con il fidanzato, con il marito, con la mamma e se proprio vogliamo pensare alla situazione meno intima possiamo dire ad un primo appuntamento; ma per lavoro risulta difficile concepirlo. Sono sola, seduta al mio solito e preferito posto laterale, non posso commentare con nessuno.  Ad un certo punto inizio a sentire anche un po' freddo e mi copro con la mia giacca a mo' di coperta...poi penso: forse non è un bel gesto da fare in un ambiente lavorativo, se fossi in una riunione dove tutti sono seduti intorno ad un tavolo non mi metterei certo una coperta sulle gambe se dovessi sentir freddo. In quel momento una persona seduta davanti a me si gira, mi vede tutta rannicchiata sulla poltrona ed io mi ridò un tono professionale tirandomi su...ma la "coperta" no, non la posso levare, ho troppo freddo! Così penso all'assurdità della situazione in cui mi trovo e a come le persone presenti in sala abbiano fatto di un rituale di piacere che solitamente si mette in atto per staccare dal quotidiano in compagnia di amici, il loro strumento di lavoro.
Non disprezzo il meccanismo, anzi lo ammiro. Ma mi chiedo se tutta quella gente in sala sia stata così sana ogni tanto durante la propria carriera da saper preservare una parte di quel mondo ai fini di uno svago personale. Oppure mi chiedo quale altro passatempo abbiano da condividere con qualcuno al posto del cinema. Chissà, magari chi lavora nel potente mondo dell'industria cinematografica, nel tempo libero insieme alla moglie è solito coltivare il proprio orto...un argomento che non lascerò inesplorato!
La giornata prosegue con un pranzo organizzato dalla stessa casa di distribuzione. Così mi aggrego alla massa che si sposta dal cinema al ristorante, cercando come sempre di "rubare" conversazioni, di capire dove mi trovo, stando ben attenta a non farmi trovare impreparata e quindi a non fare brutte figure. Ed una volta arrivata al ristorante mi presento a chi mi è stato segnalato dal mio capo. Persone deliziose e gentili quelle che lavorano nella distribuzione e dentro di me spero davvero di poterle rincontrare a breve in occasioni simili. Sto facendo PR, io che sono sempre stata restia a questo tipo di attività subdola dove la gente sorride, stringe mani e si vende al miglior offerente. La voglia di entrare in quel mondo, di ricevere inviti ad eventi e prime cinematografiche è indomabile dentro di me. Ho sete di conoscere, di vedere, di partecipare, di fare appunto PR. La stessa forza che magari ha governato anni fa tutte le persone lì presenti facendole arrivare fin lì. Peccato che io abbia rifiutato di sedermi per il pranzo proprio davanti all'Amministratore Delegato della società di distribuzione...ho pensato di non poter meritare così tante botte di fortuna in un solo giorno. 
Risultato finale della giornata: una stanchezza fisica inaudita per aver tenuto i motori al massimo mentre cercavo di non deludere le aspettative del mio capo e assecondavo i miei scoperti istinti "PIERRESCHI" (seppur ancora timidi), condita da una dose da overdose di soddisfazione per aver fatto parte di un evento simile che raramente il semplice fruitore finale di un film (quale ero io fino a qualche mese fa) conosce o immagina l'esistenza.

sabato 12 marzo 2016

LaviSpa voce dell'industria cinematografica

Dietro la fruizione passiva di un film c'è il lavoro attivo di tante persone, c'è un meccanismo complesso con milioni di ingranaggi, che non si ferma mai. 
Non parlo di ciò che succede su un set cinematografico ma parlo del giro di affari e delle relazioni professionali che si instaurano intorno al film ultimato, impacchettato e pronto per essere venduto al pubblico. 
Il film, quella macchina generatrice di denaro che fa muovere il favoloso mondo dell'industria cinematografica.
Ecco, immaginate di ritrovarvi per un fortuito caso ad essere parte di uno di questi ingranaggi, che cosa fareste, come vi comportereste? 
Beh, io mi sono seduta sulla poltrona di velluto rosso, in una delle ultime file, lateralmente (proprio il posto che preferisco al cinema), così da poter osservare, ascoltare, ridere, piangere, annoiarmi o divertirmi tantissimo, fare tesoro di ciò che vedo e sento, assorbire come una spugna assetata, ogni tanto provare a dire la mia al vicino di poltrona, a bassa voce, cercando di non dare fastidio, e sgattaiolare via nell'ombra per andare a prendere una boccata d'aria e poi tornare in sala, curiosa di vedere come andrà a finire.
E proprio come succede quando si esce da una sala cinematografica dopo aver visto un film che ci è piaciuto molto, ne parliamo con amici, conoscenti, parenti, raccontando quello a cui abbiamo assistito, trasmettendo le emozioni e criticando le scelte del regista, stando però attenti a non svelare il finale, così ho concepito questo blog. 
La condivisione di ciò che vivo tutti i giorni nel mio nuovo mondo lavorativo, così interessante da non poter rimanere custodito dentro di me; così degno di continue osservazioni da meritare la mia un po' "vispa voce" che le condivida al prossimo raccontandole con una giusta dose di ironia.
Il biglietto per voi è gratis ed i posti non sono numerati perciò sedetevi dove preferite e non dimenticate i rumorosissimi pop corn...buona visione!