lunedì 25 aprile 2016

Cinema e tv si sfiorano con i "David di Donatello"

"Il David di Donatello è un premio cinematografico italiano, assegnato dall'Ente David di Donatello dell'Accademia del Cinema Italiano in diverse categorie e può essere considerato come l'equivalente per il cinema italiano del premio Oscar" (fonte: Wikipedia).
Se devo essere sincera non mi sono mai filata in vita mia il "clone" degli Oscar hollywoodiani. Fino a ieri non sapevo neanche cosa fosse questo premio che ho sentito nominare tante volte senza mai vedere neanche un solo fotogramma della trasmissione che lo celebra.
E adesso che tutti i giorni mangio pane e cinema, muoio dalla voglia di informarmi e di vedere la premiazione, in televisione ovviamente perché per avere un invito tutto per me...avoglia ancora a pedalare!
A dire il vero un invito tra le mani, anzi due ce li ho avuti ma non indirizzati a me. Mi sono fatta portatrice della preziosa busta chiusa che li conteneva con la formale scritta R.S.V.P. sotto al nome dell'intestatario che tanto per cambiare era un pezzo grosso dell'industria cinematografica. E per circa dieci minuti, con quegli inviti in mio possesso, ho fantasticato un bel po': "Ora scappo e non torno mai più...ma non prima di aver assistito alla premiazione con tanto di vestito adatto alla serata, grazie a questi due biglietti che esibirò all'ingresso!". Oppure "Potrei rivendermeli, chissà quanto ci guadagnerei...saranno sicuramente dei bei posti!". La prima soluzione l'ho dovuta scartare immediatamente perché farmi dare per dispersa per poi ritrovarmi ad assistere alla cerimonia al posto del proprietario degli inviti sarebbe stato un tantino "sgamato". La seconda soluzione sembrava più realizzabile, sebbene fare la bagarina non sia mai stato il mio sogno di vita. Meglio proseguire a lavorare seduta su una scrivania con tutti i comfort del caso e quindi forte di questo ultimo pensiero sul mio futuro professionale, ho optato per andare a consegnare al destinatario finale, o per meglio dire alla sua assistente, i tanto desiderati biglietti. In questo modo, forse, il mio karma potrà ricordarsi di me in un futuro quando dovrà decidere se recapitarne "legalmente" un paio anche a me oppure no.
Il mio interesse nei confronti del David di Donatello è nato dopo qualche mese di lavoro nel mondo del cinema. Il mio capo, che fa parte della giuria, ha ricevuto la mail con le istruzioni per votare e mi ha chiesto un aiuto per muoversi sul sito web ed esprimere così il suo giudizio. Beato lui, sarebbe piaciuto molto anche a me poterlo fare! Ed anche se la mia funzione in quell'istante sarebbe stata di mero supporto tecnologico, lo stavo comunque aiutando a fare qualcosa di esclusivo. Wow!
Da questo momento in poi ho iniziato ad interessarmi all'evento, drizzando le orecchie sull'argomento come un cane quando sente fischiare il padrone, a tal punto che il semplice nome "David" in mia presenza è diventato impronunciabile.
Successivamente sono passata alla ricerca spasmodica di informazioni, e sono andata a reperire tutto ciò che c'era da sapere sui film in nomination. Ho studiato bene le diciture di ogni singola categoria e ho fatto un punto della situazione sui film visti e non. Poi ho tirato le somme delle candidature: Jeeg robot d'acciaio ha ricevuto in tutto16 nomination, Il racconto dei racconti 12, Perfetti sconosciuti 9, Suburra 5...scusate ma Quo vado? dov'è? Ne ha ricevute davvero solo 3? Capisco che il film di Zalone candidato per il miglior autore della fotografia o per il miglior scenografo è un po' dissonante ma è anche deludente scoprire che il lungometraggio che ha battuto tutti i record al botteghino sia stato così poco nominato. E non lo dico perché tifo Zalone ed il suo stile ma solo perché questo dimostra la grande incoerenza di questa manifestazione. 
In poche parole quello che funziona di più popolarmente parlando, non corrisponde a ciò che conta maggiormente sul piano artistico e che quindi è capace di vincere premi.
Questo non è certo un segreto e credo che la cosa sia universalmente nota, in qualsiasi ambito. Ma allora perché non creare un apposito premio che colmi questa immensa falda consegnandolo a chi ha incassato di più, anche se non è all'altezza di vincere per la sua alta qualità? Non si potrebbe creare il premio "miglior..." anzi "maggior incasso dell'anno" o più semplicemente il "premio box office"? Forse è poco elegante parlare di soldi, di incassi, davanti a tutte quelle celebrità ma una volta appreso il concetto, trovare un nome adeguato non dovrebbe risultare troppo complicato. Quel film in un certo senso ha rappresentato l'Italia nel primo bimestre del 2016, se non altro per i 9 milioni di italiani che lo hanno visto.
Facendo un giro sul web tra l'altro, ho scoperto che due anni fa Gian Luigi Rondi, Presidente dell'Accademia del Cinema Italiano, inventò un premio speciale proprio per Zalone per aver portato la gente al cinema. E' rassicurante scoprire che non sono la sola a pensare che un premio istituzionale è necessario per chi ha risvegliato il torpore degli spettatori e ha risollevato il mercato cinematografico italiano portando il bilancio dell'inizio del 2016 già a risultati positivi rispetto all'analogo periodo dello scorso anno.
E così, quasi sicura di assistere alla vittoria di almeno una delle 3 statuette per il più visto Quo vado? (Sonia Bergamasco, per la miglior attrice non protagonista, a mio parere era la più meritevole!), arriva il giorno della premiazione ma non prima della "sfilata" di presentazione dei candidati davanti al Presidente della Repubblica. Un evento istituzionale che avviene ogni anno di mattina al Quirinale, di cui minimamente conoscevo l'esistenza. Tra l'altro alcuni colleghi erano lì in prima persona e quando sono arrivata in ufficio, avendo visto il deserto dei tartari, ho fatto la mia solita gaffe dato che di questa giornata al Quirinale se ne parlava da giorni ed io ancora non avevo capito di che cosa si trattasse. "Ahhhhhhhhhh!!!!", ho esclamato a gran voce quando finalmente ho compreso dove fossero andati tutti quanti. L'anno prossimo me ne ricorderò sicuramente!
Arrivo finalmente alla grande e attesa serata, creandomi una postazione molto personale, con tanto di pigiamone e vassoio con la cena, il tutto sul comodo divano davanti alla tv. In perfetto stile Bridget Jones insomma, ma con quel fustacchione di mio marito accanto che ha deciso di condividere con me questo evento televisivo per me importante perché il giorno dopo, a lavoro, non avrei mai potuto rispondere "No" alla domanda "Hai visto ieri sera i David di Donatello?".
Che poi, a qualche giorno dall'evento, per i corridoi dell'ufficio si è sentita nominare spesso la parola David accompagnata dalla parola biglietti, indicando chiaramente la sfrenata corsa di molti per averne uno. Ma non era il mio turno di farmi avanti, già sono andata a chiedere a chi lavora per la manifestazione, sotto consiglio del mio capo, come si fa ad entrare nella giuria quindi ho già dato con le figuracce essendo una neofita e senza alcun titolo per poter votare!
Gustandomi la serata insieme alla cena, non ho potuto fare a meno di notare come questa trasmissione non sia altro che un punto di contatto tra il cinema che per una sera viene "ospitato" nel contenitore televisivo attraverso la sua massima espressione e cioè lo show che intrattiene e che diffonde un qualche importante messaggio e per l'appunto la tv.
Non sono abituata a vedere dall'inizio alla fine programmi del genere. Diciamo che non guardo proprio la tv perché prediligo film tra l'altro visti su altri supporti come computer e iPad. Ma per questa serata ho fatto un'eccezione e sorprendentemente il ritmo sostenuto della trasmissione ha fatto scorrere velocemente l'assegnazione dei tanti premi.
Passando per le molte statuette assegnate all'ormai tanto di moda Jeeg robot d'acciaio e a quelle vinte da Garrone per Il racconto dei racconti - che a mio parere le meritava tutte ed anche di più - in un attimo si è arrivati all'ultima categoria, quella più attesa: il miglior film. Il premio è stato vinto da Perfetti sconosciuti che ho iniziato a tifare in stile tifoso romanista sfegatato durante il derby, da quando è nata la mia passione per i David. 
Impossibile non scorrere le pagine social network, durante e dopo la trasmissione, per spiare i pensieri degli "amici". Come al solito scopro il divario immenso tra chi come me ha pensato alla meritevole vittoria del film di Genovese e chi ci è rimasto male perché per l'ennesima volta ha scoperto di vivere in un paese di capre che preferisce la commedia al film più di spessore come ad esempio Fuocoammare. I giudizi di questi ultimi personaggi sono così spietati che l'impulso è quello di sopprimere tutte le "VispeVoci" in grado di esprimere un personalissimo parere sul film vincitore. Sembra come se davanti a loro nessun altro pensiero sia concesso...mamma mia!!! Ma forte dell'intento di questo blog, decido di non barattare "LaVispaVoce" con nessuna "GrossaVoce" ed ancora una volta vado avanti con i miei pensieri.
In tutto questo Zalone, come preannunciato dalle scarse nomination, è stato completamente dimenticato e mai citato quasi come a significare una vergogna per il nostro paese per essere stato il film più visto di sempre. D'altronde chi lo elogia e sceglie di vederlo al cinema non fa certo parte della giuria di un così prestigioso premio. Per questo, continuo a sostenere che per creare una vicinanza con CHI i film li fa guadagnare vedendoli e CHI i film li vota, bisognerebbe inventarsi un elemento di raccordo perlomeno per giustificare la mole di carta usata per gli articoli di giornale dove si parlava della gara immaginaria tra gli incassi di Quo vado? e quelli di Avatar.
Ed ancora una volta scopro di non essere sola a pensarla così sulla giuria del David di Donatello. Ecco a riguardo il parere del produttore Pietro Valsecchi di TaoDue (http://www.e-duesse.it/News/Cinema/Valsecchi-fuori-le-lobby-dai-David-202958). Certo, lui forse è un po' "di parte" dato che è il produttore del film di Zalone; ma sostiene che la giuria del premio andrebbe completamente riformata eliminando le lobby e componendola di saggi e di pubblico vero. Giustissimo!
Piena di pensieri sulle statuette vinte e quelle mancate, sui personaggi che sono intervenuti, chi in modo più coinvolgente, chi invece leggendo semplicemente il gobbo senza alcun trasporto ma con tanta emozione per ciò che in quel momento rappresentava su quel palco, sul conduttore con la parlantina troppo veloce e sulla hostess/modella che ben vestita ha fatto avanti ed indietro circa 25 volte con in mano quella miniatura tanto desiderata (chissà quanto sarà stata pagata per farlo), mi sono spostata dal divano al letto felice di avere un'idea molto radicata su quanto visto e che avrei potuto esprimere il giorno dopo a lavoro: "posso essere spettatrice di un programma aggrega famiglie come questo solo ed esclusivamente una volta l'anno, non di più. Per il mio scoperto amore per il mondo dell'industria cinematografica questo ed altro!".

sabato 16 aprile 2016

Cinetel come Auditel, passando per i Social

Ho sempre pensato che il metodo per misurare l'Auditel, ovvero gli ascolti tv capaci di regolare il mercato degli spazi pubblicitari tra un programma e l'altro, fosse un po' obsoleto per rimanere in vita ai giorni nostri. 
Macchinette installate su televisori di "famiglie tipo"che lo spettatore, in modalità relax sul proprio letto/divano, deve pure ricordarsi di azionare con dei tasti per comunicare che è lui a guardare la tv e non il papà o la mamma o la sorella o il nonno perché altrimenti sarebbe un errore di trasmissione. Ma è mai possibile che nell'era dei social network e della tecnologia digitale non si riesca a trovare un meccanismo più al passo coi tempi e che non renda schiavo un campione di persone?
I televisori moderni sono sempre più sottili e poco ingombranti e quindi verrebbe da pensare che non ci sia spazio a sufficienza per introdurre qualche meccanismo all'interno di ognuno in grado di trasmettere un segnale a qualche extraterrestre in giro per lo spazio che, una volta ricevuto lo elabori per restituircelo con i dati di chi ha visto cosa e quando. Troppo fantasioso eh?
Tornando sulla terra e quindi agli esseri umani, purtroppo i vecchietti spettatori fissi del Festival di Sanremo non smanettano su Facebook o Twitter (e questo poi non è detto, ci sono ultra settantenni che hanno lo smartphone come estensione della mano) ma per i giovani è il contrario e forse, ideare un sistema unico, un mix tra vecchio e moderno, potrebbe essere la giusta soluzione. 
Una tecnica di passaggio in effetti è già stata messa in atto: oltre ai dati Auditel infatti, ogni giorno vengono elaborati anche quelli Social. Ma al momento non esiste uno strumento universalmente riconosciuto che combini i due termometri. 
Navigando in rete si trovano diversi accenni a strumenti che controllano l'attività social durante la messa in onda dei programmi tv: si parla di "Socialscore" oppure di "Audisocial" (www.audisocial.tv) che monitora l'audience e l'interazione generata dai programmi tv sui social network, integrando così i dati Auditel e rendendoli più completi. 
A mio parere, l'Auditel può rilevare gli ascolti che vanno da una certa fascia d'età in su (60 anni?). Ma per l'occhio critico dei più giovani, il misuratore social e tutto ciò che viene scritto, taggato, e gradito con pollice all'insù tramite il più potente strumento di marketing dei nostri tempi, è l'unico modo di controllare l'indice di gradimento di un programma tv. 
Si lo so, per molte persone (soprattutto quelle che pensano che tutta questa interazione con i cellulari ci stia rovinando l'esistenza) l'idea che i social stiano prendendo così tanto il sopravvento su ogni campo della nostra vita, è dura da accettare. Ma è così e non farci i conti vuol dire rimanere settati sulla vita che conduceva l'uomo delle caverne.
Da quando lavoro nell'industria cinematografica, due sono state le riunioni a cui ho partecipato dove oggetto di discussione erano grandi ed importanti manifestazioni del mondo del cinema ed in entrambe non è mancato l'argomento "social", debitamente trattato con cura e grande attenzione.
"E per quanto riguarda i social? Cosa è previsto in questo senso? Quali attività saranno svolte durante l'evento in grado di creare movimento sul web? Mi raccomando, non trascuriamo questo argomento, dobbiamo orientare tutta la manifestazione verso una grande visibilità social!". Queste alcune frasi dette con convinzione durante il meeting da chi ha il potere di prendere delle decisioni.
Ogni agenzia di comunicazione che si rispetti (ed in queste riunioni ne erano coinvolte), in ogni piano accuratamente ideato introduce il capitolo social che solitamente è il più voluminoso. Per promuovere un evento, i social sono l'ideale ed ecco il perché. Immaginiamoci il fruitore finale che è lì con il suo smartphone mentre passa il tempo, per esempio in attesa che scatti il verde al semaforo. Chi non lo fa. La sua condizione di ricerca bulimica di qualcosa che lo attiri lo pone già per definizione in una situazione di assoluta fruibilità del messaggio, qualunque esso sia. Quindi è lì, con la sua pagina di Facebook aperta spulciando le novità presenti rispetto a 10 minuti prima. Ed ecco che il messaggio assassino arriva e lo colpisce in pieno anche perché lui stesso, lo smanettone, non aspettava altro. Uno strumento più efficace della pubblicità in tv insomma! E allora, come si fa oggi a non investire soldi nelle campagne social e a sottovalutare il fatto che ormai qualsiasi informazione passi prima attraverso questo innovativo canale?
Anche il cinema ne fa un uso spropositato. Le case di distribuzione ad esempio, pubblicizzano l'uscita dei film proprio tramite Facebook pubblicando foto, vignette create ad hoc, hashtag e frasi che richiedono una risposta del fruitore finale che, abboccando, non fa altro che stare al gioco della trasmissione del messaggio. Sì, esistono ancora i trailer proiettati nei cinema stessi, trasmessi alla tv, alla radio e i cartelloni in giro per strada. Ma Facebook è decisamente il loro nuovo efficace canale tramite il quale colpire per esempio chi la tv non la guarda, proprio come me che per l'appunto ultimamente ho messo il "mi piace" sulle pagine di tutte le case di distribuzione per ricevere i loro aggiornamenti. In poche parole è come se avessi chiesto loro in ginocchio: "Vi prego, bombardatemi di pubblicità!".
Anche i grandi circuiti dei cinema italiani utilizzano Facebook per pubblicizzare ad esempio le loro promozioni e creare interazione con lo spettatore. Ed a mio parare gli riesce bene, altrimenti quale altro canale potrebbero usare per pubblicizzare la sala? Si sa che i film si vedono al cinema ed è lì che dobbiamo recarci per vederli ma sapere prima tramite Instagram che si possono acquistare 2 biglietti al prezzo di 1, permette di scegliere quel cinema anziché un altro. Ed ecco che per quella sala aumentano le presenze grazie all'investimento pubblicitario sui social.
Peccato che nell'ambito culturale il nostro paese sia ancora nettamente indietro nel comprendere che il binomio social/cultura potrebbe essere in grado di diffondere quest'ultima più velocemente di quanto purtroppo non stia avvenendo. In questo articolo http://www.huffingtonpost.it/federico-bagnoli-rossi/socialmuseums-se-i-musei-avessero-le-fanpage_b_9614872.html?utm_hp_ref=italy viene evidenziato proprio come i musei siano ancora indietro in questo senso, sottovalutando la forza di comunicazione dei social network.
Ma tornando ai misuratori di ascolti, per quelli cinematografici però, i social non c'entrano niente. Il cinema fortunatamente ha Cinetel, uno strumento decisamente più efficace dell'Auditel che rileva il 93% delle presenze dell'intero mercato.
Ricordo ancora il mio primo giorno di lavoro nel cinema: era in realtà una giornata di "avvio"in cui il mio capo mi ha detto: "Vieni giusto due ore così ti spiego un po' come funziona questo mondo!". E così, incuriosita e munita del mio primo quaderno usato per prendere appunti sulla miriade di nuove informazioni che quel giorno mi avrebbe trasmesso, alla fine dell'incontro mi ha anche lasciato una stampa dei dati rilevati da Cinetel sulla giornata precedente. Non potevo credere ai miei occhi: esiste davvero uno strumento del genere che ti dice quanti spettatori hanno visto quel determinato film in quel giorno e quanto ha fatto al box office? Mi sembrava di avere in mano il frutto del lavoro di quell'extraterrestre che ho sempre caldeggiato per raccogliere gli ascolti tv. Per un attimo ho pensato che in questo universo non siamo soli.
Conservo ancora quella copia stampata che quello stesso giorno ho portato a casa fiera di avere in mano il frutto di uno strumento così funzionale, capace di raccontarci tutti i movimenti del mercato cinematografico italiano.
Certo, pensavo che il rilevamento dei dati Cinetel fosse ad uno stato più avanzato tecnologicamente parlando. Infatti, dopo aver pensato in questi mesi che la raccolta dei dati avvenisse automaticamente, ad esempio attraverso il sistema delle casse, proprio ieri ho deciso di chiedere come funziona e mi è stato spiegato che è l'esercente stesso che deve comunicare il numero di biglietti venduti alla fine di ogni giornata.
Arriverà quel giorno già immaginato in molti film in cui smetteremo di essere schiavi delle macchine, in cui quell'extraterrestre arriverà a liberarci facendoci scoprire che tutto questo lavoro così macchinoso può essere fatto semplicemente con un click.
Spero solo di incontrarlo di persona per stringergli la mano e raccontarlo tramite LaVispaVoce!

domenica 10 aprile 2016

Il cinema valorizza le risorse!

Ogni situazione, seppur capace di elargire gioia a profusione, nasconde il suo lato oscuro.
Non posso infatti negare di aver passato spesso, durante il rodaggio lavorativo, momenti completamente bui alternati a momenti di eccessiva gioia dovuti alla novità, fino poi a ripiombare nel baratro. 
Un po' come una depressa cronica che si rispetti insomma! 
Questi periodi sono spesso dovuti al non sentirmi all'altezza della situazione, al non riuscire ad essere sempre perfetta su quanto mi chiedono, interrogandomi sul perché questo avviene. Sarò mica sbagliata per questo ruolo? E se ho fatto la scelta sbagliata? E se dovessero rendersi conto che non vado bene? E' chiaro che, quando finisco l'auto-interrogatorio, torno in me dicendomi che i dubbi sono semplicemente dettati da una normalissima inesperienza da "neonata".
Ho sempre sostenuto che il lavoro fosse il miglior modo per regalare all'essere umano l'autostima necessaria a strutturare la sua persona. Il ruolo che la professione ti dà, è quello che poi noi rispecchiamo all'esterno quando, parlando con il prossimo, vendiamo le nostre capacità che sono poi le stesse per cui ci hanno scelto nel luogo di lavoro.
Ho passato dei periodi senza lavorare e, pensandoci oggi, li etichetterei come momenti cupi in cui non riuscivo a rispondere alla domanda "Chi sono?". 
In più, il possedere una laurea così inflazionata come Scienze della Comunicazione, non ha di certo aiutato il mio periodo di crisi esistenziale.
Però, come per ogni curva all'altezza della situazione, dopo il momento più basso prima o poi arriva il picco alto ed è lì che ti rendi conto che la ruota sta girando, che il vento sta cambiando...un po' come quando Mary Poppins all'inizio del film è in arrivo in città per portare cambiamenti...come dimenticarlo!  
Se mi avessero detto che il mondo dell'Industria Cinematografica fosse così florido lavorativamente parlando, mi ci sarei fiondata subito dopo la laurea. Non dico certo che possa essere più semplice entrarci ma, osservandolo più da vicino, si può notare come si divida in varie piccole branche ed ecco così il materializzarsi davanti ai miei occhi dei tanto ambiti posti di lavoro.
Cercare lavoro è una capacità che o si ha, oppure si parte già svantaggiati. Bisogna sapere prima di tutto A CHI inviare i curricula e, per muoversi in questo senso, bisogna essere a conoscenza di cosa la società odierna offre. Prendere un campo come ad esempio il cinema e scomporlo per capire da cosa è formato è a mio parere un buon punto di partenza. 
Appena arrivata qui, il mio capo mi ha subito messo nelle mani un giornale del settore dal nome "Box Office - Il mondo del cinema e il suo business", invitandomi a dargli un'occhiata. L'ho trovato molto interessante, soprattutto come strumento utile all'analisi di quest'ambito lavorativo. Ed ancor più stimolante è il fatto che in esso siano nominati i vari attori del sistema, dando così spunti su società e professioni esistenti nell'Industria Cinematografica.
A proposito di "Box Office", essendo ovviamente uno dei giornali più conosciuti del settore, il boss riceve periodicamente in busta chiusa indirizzata a suo nome una copia di ogni nuovo numero ed ha ritenuto necessario che anche io avessi lo stesso trattamento. Ne esiste anche una versione digitale gratuita, con tanto di app per tablet per poterla scaricare comodamente ma ritengo che cartacea abbia più gusto (qui il link diretto alla rivista http://www.e-duesse.it/Riviste/Box-Office)
Nei mesi scorsi lui è stato così generoso da darmi la sua copia per leggerla e conservarla ma qualche giorno fa, finalmente, è arrivata quella tutta per me. Con gli occhi a cuore pieni di soddisfazione, ho preso la busta e l'ho portata sulla mia scrivania aspettando un po' prima di aprirla, godendomi quell'intestazione personalizzata, simbolo di un piccolo spazio conquistato in questo mondo. "Dott.ssa ....", così recitava l'etichetta. E quando il mio capo mi ha dato la busta non si è tirato indietro nel suggerirmi che è importante che io sfrutti il mio titolo, la mia laurea, perché mi differenzia rispetto a chi non ce l'ha. 
Non volevo credere alle mie orecchie e non ho potuto trattenermi nell'esternare quasi con il nodo in gola: "Una cosa del genere me l'aveva detta solo mio padre fino ad ora...". E' uno scandalo, aggiungerei!!!! In questo paese...no forse è troppo. In questa città....no, meglio così: al giorno d'oggi, si tendono a sminuire gli anni trascorsi a studiare per guadagnarsi una laurea e delle competenze professionali. Infatti, a causa del mio lavoro precedente, con il tempo ho completamente annullato anche solo l'idea di avere una laurea perché tanto non mi rendeva una persona migliore in quell'ambiente ed a volte mi sono quasi vergognata di possederla. Ma il cinema non è così, no! Il cinema valorizza le risorse.
Chissà se il cinema ha davvero questi "super poteri"...ma non posso fare a meno di notare che grazie all'Industria Cinematografica dove sono finita, la mia laurea è risuscitata, ha ricominciato a vivere valorizzandomi nell'ambiente di lavoro e ponendomi su di un piano superiore rispetto a chi non ce l'ha. Ed il fatto che sia il mio capo a dirlo, è il lasciapassare per poterlo anche comunicare all'esterno e per presentarmi con un ruolo ben definito.
Senza poi contare che oltre alla riconquista del mio titolo che posso sfoggiare sentendomi migliore, sto scoprendo quanto ogni persona che lavori abbia assolutamente bisogno di imparare a comunicare (all'interno e all'esterno) e quindi, quella tanto sminuita Scienze della Comunicazione, beh forse dovrebbe essere qualcosa a cui ambire un po' per tutti.
Si ok, qualcuno potrebbe controbattere con tono provocatorio: "E che ci vuole una laurea per imparare a comunicare?!". Essendoci passata in prima persona, credo che questo percorso di studi possa fornire degli strumenti utili per farlo correttamente e professionalmente. Possiamo essere dei comunicatori innati ma farlo sul lavoro è diverso, richiede metodo ed un orientamento mentale che ti faccia scattare il giusto interruttore in tutte le situazioni. Insomma, un meccanismo che si acquisisce con lo studio ed il tempo.
Ricordo ancora quando ero nel bel mezzo del periodo universitario: una mia amica che sentivo raramente, un giorno mi fece notare quanto io avessi cambiato modo di esprimermi e di comunicare un pensiero. Verissimo! Probabilmente stavo mettendo in atto quanto stavo imparando con gli studi. Oggi, grazie all'università e all'esperienza maturata sul lavoro, ho capito che è sempre meglio comunicare come se si parlasse con gli stupidi che non comunicare affatto. L'interlocutore purtroppo, per orgoglio personale, difficilmente dichiara quando non sa qualcosa e se uno dei due non prende l'iniziativa di parlare anche troppo dicendo pure cose scontate, è matematicamente certo che una parte delle informazioni andrà persa e l'errore è in agguato.
Sono stata spettatrice di dinamiche simili proprio in questi giorni durante il lavoro. In questa particolare situazione erano presenti nuovi protagonisti ad occuparsi di qualcosa di invece già ampiamente messo a punto. Ed i nuovi "attori", per non sembrare ignoranti sull'argomento, non hanno chiesto delucidazioni. I già navigati protagonisti contemporaneamente, non si sono spesi per passare il testimone su questioni non del tutto scontate...ed ecco che, per mancanza di comunicazione, è successo il patatrac con conseguenze che hanno portato persone a lavorare fino alle 23 per rimediare!
Io osservavo tutti quasi come se fosse un film, con i pop corn in mano, gustando la tragedia  ormai preannunciata. Come sempre LaVispaVoce avrebbe voluto urlare frasi come: "Smettete di fare i ragazzini e comunicate. Usate pure gesti, parole, rumori, segnali di fumo ma comunicate!!!". Ma non ho potuto farlo, sarei stata etichettata come una figura scomoda che dà consigli a navigati e naviganti. E poi al cinema non è che si può intervenire nel bel mezzo della sala urlando consigli spassionati ai protagonisti no? Rischierei di sembrare una pazza visionaria anche se comunque, quando un film ti coinvolge molto, l'impulso è proprio quello di esternare seppur parlando con uno schermo. Così mi sono comportata da spettatrice ed ho imparato ciò che non dovrò MAI fare in tutta la mia carriera: NON COMUNICARE, soprattutto tenendo presente che sono laureata in Scienze della Comunicazione. Sarebbe uno scandalo!
L'invio di mail in stile stalker, in cui viene scritto, ripetuto e sottolineato anche l'ovvio per filo e per segno, è per esempio uno strumento giornaliero di cui mi avvalgo e credo che sia il migliore scudo contro i non comunicatori che pur di difendersi dalla loro apatia dichiarano il falso dicendo:"Quella non comunica!". E' no caro, carta canta!
Insomma, la laurea ce l'ho e il lavoro anche. Diciamo che le basi per poter intraprendere una dignitosa carriera ci sono. Certo, c'è bisogno di tanta esperienza, soprattutto su argomenti affrontati giornalmente sul lavoro e a me completamente ignari come ad esempio quando si parla di leggi per il cinema. Ma come disse giorni fa il mio capo: "Quando avrai raggiunto quel tipo di maturità, quando sarai anche esperta di legge del cinema....allora sarà il momento per noi di andarcene per lasciare spazio a voi giovani!".
Staremo a vedere...




sabato 2 aprile 2016

Altra anteprima, altra corsa!

E' successo di nuovo ma questa volta in pompa magna.
Giornalisti, fotografi, attori, produttori, distributori: sono tutti qui, all'anteprima di un film dove chi è stato invitato non può andare e, dato che ora sono pienamente catapultata in questa nuova realtà, mi ha meritatamente ceduto il posto con tutti i vantaggi del caso.
Reduce dall'ultima anteprima (più che l'ultima sottolineerei la prima in assoluto dove io sia stata!) dedicata perlopiù agli esercenti, svoltasi di mattina e perciò sicuramente più informale di una soirèe, mentre mi preparo a casa insieme a mio marito, dichiaro ad alta voce: "io non mi agghindo per niente eh", come ad avvisare anche il vicinato che il mio look sarebbe stato decisamente "casual-noncurato" perché la serata tanto non avrebbe richiesto troppi fronzoli.
Meno male che mio marito ci vede sempre lungo e, trovandomelo davanti come sempre elegantissimo, mi adatto alla situazione mantenendo il jeans casual ma sparando uno stivale tacco 12 in velluto nero che decisamente tira su la situazione apparentemente irrecuperabile. E meno male che l'ho fatto, oserei dire!
Usciamo di casa, mano nella mano, felici di partecipare insieme ad una situazione cinematografica di questo tipo che ad entrambi fa gola anche se tutti e due stanchi morti essendo nel bel mezzo della settimana.
Tra l'altro, da quando sono lanciatissima nel mio nuovo ed eccitante lavoro, la mattina mi trascino giù dal letto abbastanza presto (non ero abituata a certi orari prima) e quindi la sera, se posso, evito di andare a fare baldoria anche se questa consiste in un'ora e mezza di non faticosa fruizione passiva.
Ma l'idea di andare a vedere un film in anteprima, e cioè prima dell'uscita in sala, mi rallegra moltissimo. Si perché ultimamente frequento molto i cinema; sono interessata a farlo dato che i film sono il prodotto che si vende nell'industria cinematografica e quindi sono gli argomenti del mio mestiere. Perciò in un certo senso sono tenuta a farlo per professione e penso che non a caso gli addetti ai lavori vengono invitati a vedere i film prima di essere presentati al pubblico.
Per cui, finire "i compiti" con anticipo (andare a vedere un film prima che esca in sala), mi fa sentire ancora più secchiona e precisetta (esattamente così sono dentro le mura lavorative).
Troviamo subito parcheggio, la proiezione è in un posto che frequentiamo spesso e quindi sappiamo bene come muoverci. Costeggiamo la parte esterna dell'edificio, apriamo la grande porta a vetri e per istinto mi catapulto subito al banco meno affollato (non c'era nessuno a parte le due hostess dall'altra parte del tavolo), pensando per l'appunto che l'evento sarebbe stato "tranquillone". "Ci dovrebbero essere dei biglietti per l'anteprima a nome...". La signorina mi blocca ancor prima di finire la frase e punta il dito dietro le mie spalle. Mi giro lentamente, quasi a rallentatore, come in una di quelle scene da film che creano suspance prima di svelare la verità.
Inevitabilmente mostro senza freni la mia classica espressione da "pesce fracico" (quella che ultimamente sfoggio spesso e che quindi potrei definire la mia "Magnum" alla Zoolander) nel constatare la lunghezza della fila (10/15 metri) e la presenza di grappoli di persone intorno.
Il tutto accompagnato da: grandissimo acchitto, scatti e flash a profusione, vips e contro vips, colleghi che vedo tutti i giorni e colleghi che ho avuto modo di vedere una volta sola ma che già ho ben stampati in mente con nome, cognome e azienda di riferimento (un po' come Andrea ne Il diavolo veste Prada quando suggerisce al suo boss tutti i nomi dei pezzi grossi presenti al party), battute e grasse risate, saluti calorosi quasi fuori luogo, PR a go go ed ancora attori in posa su quella sorta di tappeto rosso con dietro il manifesto del film.
"Cavolo, qui ci deve essere dietro qualche grossa agenzia di comunicazione" penso mentre realizzo dove sono finita.
"Bene, è stato bello, grazie a tutti!", così il mio istinto mi porta a reagire, puntando direttamente la porta a vetri da cui sono entrata. "Lasciatemi andare, devo almeno andarmi a ritoccare il trucco e a cambiarmi per rendermi all'altezza della situazione!!!!", immagino di urlare mentre due omoni muscolosi vestiti in nero cercano di trattenermi dall'uscire. Ma poi torno sulla terra ferma e realizzo che ho il mio stivale tacco 12 di velluto nero e che forse, grazie a quello, sarei potuta rimanere seppur in incognito.
Forte del mio stivale adatto alla serata, mi metto alla fine della lunghissima coda senza proferire parola e a testa bassa, penseriosamente timida. Io e mio marito, entrambi osservatori attenti di quella situazione che non ci aspettavamo, consumiamo la fila praticamente in silenzio fin quando non realizzo che, arrivata davanti alla ragazza addetta a consegnare i biglietti a chi ha il nome in lista, avrei dovuto in qualche modo chiedere un biglietto aggiuntivo perché ce n'era solo uno per noi disponibile.
Eccolo lì: in una lista in bianco e nero, il nome di chi mi ha ceduto il posto è evidenziato in un arancione cangiante. In quel momento comprendo che non sarebbe stato difficile avere il secondo biglietto ed inizio ad insistere un po', raccontando che lo avevo richiesto nel pomeriggio via mail ma senza ricevere risposta (così è realmente andata). La ragazza, dopo avermi detto più volte che l'evento era in overbooking, finalmente tira fuori due biglietti e mi manda via più veloce che mai. Meno male, problema risolto...evviva i nomi importanti!
Prima di entrare in sala, mi fermo davanti a questa sorta di tappetto rosso circondato da fotografi. Lo so che è da sfigati ma voglio vedere tutto ciò che quell'evento inaspettato mi sta regalando. Si perché alla fine sono capitata proprio in una di quelle anteprime vippissime dove non sono mai stata ma alle quali ho sempre desiderato partecipare.
Dopo aver soddisfatto la mia curiosità, osservando i fotografi che chiamano gli attori dicendo: "ancora un'altra", "guarda di qua", "da questa parte", io, mio marito ed i miei "stivali salva serata" ci dirigiamo in sala.
Una volta entrati, prendiamo posto in una fila in fondo alla sala, giusta per il nostro ruolo da osservatori e riesco a trovare anche la mia adorata poltrona laterale che mi fa stare a mio agio.
Penso che qualcun altro al posto mio si sarebbe alzato in piedi e sarebbe andato a cercare quelle persone intraviste all'ingresso per salutarle e farsene presentare altre. Le famose PR che non so fare insomma! Ma questa volta no, non ce la faccio. Non tanto per il mio aspetto non curato, sia chiaro...ma questa è la volta per scrutare, per capire come si muove tutta quella gente in certe circostanze, per studiare ed imitare in successive simili occasioni. Per cui mi metto l'anima in pace e finalmente mi rilasso sulla mia poltrona di velluto rosso pensando che il mio film della serata sarebbe stato non quello che stava per essere proiettato ma quanto osservato fino a quel momento.
Ci siamo: il regista sale sul palco ed emozionato ringrazia i presenti. Un'altra persona sul palco parla del film, lo presenta e la gente applaude. Viene presentato il cast in sala ed il produttore. Insomma, ci sono proprio tutti e la proiezione può finalmente iniziare! Ed io che volevo andare via....
Penso che il grosso dell'evento è praticamente passato, che la visione del film è la ciliegina sulla torta di una promozione fatta di tutto ciò che c'è prima, forse dopo ma non durante. Penso che ormai nessuno noterà più il mio look non adatto alla serata perché tanto la maggior parte della gente che è lì ci sta per ruolo e non per piacere e quindi appena si riaccenderanno le luci tutti si fionderanno fuori per correre nelle proprie case.
Ed infatti è così: un grosso applauso, il film sembra essere piaciuto, ci sono abbracci e sorrisi in sala ed io mi chiedo se tutta quella gente, anche davanti ad un brutto film, avrebbe reagito comunque in quel modo. Alla fine è il pubblico che ne decreta il successo e non i presenti ad un'anteprima. Quando il film sarà nei cinema, i numeri parleranno ed allora avrò la misura di quanto questi eventi raccontino la verità.
Nel tragitto verso casa non posso fare a meno di pensare alle pellicole di una volta e a come sarebbe stato partecipare ad anteprime di film come Caccia al ladro. Osservare il tappeto rosso di Grace Kelly e Cary Grant non sarebbe stato poi così da sfigati. Speriamo di partecipare presto ad una proiezione di un film hollywoodiano!
Il giorno dopo, la persona che mi ha ceduto il suo biglietto (raddopiatosi magicamente) mi chiede com'è andata. Gli mostro il mio entusiasmo senza inibizioni e non velo neanche il mio imbarazzo nell'aver scoperto che si trattava di un super evento organizzato e da tappeto rosso. Gli racconto che non ero pronta alla serata, non me l'aspettavo e che per questo sono stata più nell'angolo invece di andare a salutare i colleghi mischiandomi con la gente in sala. Lui mi osserva con un'aria interrogativa e mi chiede: "E perché? Non ti eri forse acchittata abbastanza?!?". Mio Dio, ma è una persecuzione!!! Giuro che da oggi in poi mi metterò gli "stivali salva serata" anche per andare a fare la spesa!