Show-room
di moda: il rappresentante dà il via all'indossatrice che entra in sala ed
inizia a sfilare per mostrare al compratore, il negoziante in questo caso, la
nuova collezione di una nota marca d'abbigliamento giovanile. "Questa giacca ha un bel taglio, potrebbe
indossarla chiunque, che bel tessuto e poi il colore...questa la prendo, in tutte
le taglie e colori disponibili, piacerà molto alle mie clienti". E così via, vestito dopo vestito, il negoziante sceglie la collezione che sarà
presente nella sua boutique il prossimo inverno, secondo i suoi gusti ma
soprattutto secondo la sua esperienza decennale riguardo a cosa va forte sul mercato.
Ora,
immaginatevi di traslare tutto dal mondo della moda al mondo del cinema. Ebbene sì, gli "attori" sono gli
stessi: il rappresentante che possiamo individuare nella casa di distribuzione, il negoziante nell'esercente cinematografico e i
clienti finali nel pubblico che
compra il biglietto per vedere il film. I vestiti, i prodotti da
vendere, in questo caso sono i film
e l'indossatrice potrebbe essere lo schermo
che "indossa" il film per farlo vedere alla gente.
Gli
esercenti più importanti dei cinema italiani sono stati invitati da una nota
casa di distribuzione cinematografica a vedere quali saranno i suoi "prodotti" da
vendere nella prossima stagione. Ed io mi trovo lì per puro caso, il mio capo
non poteva essere presente ed ha mandato me a rappresentarlo. Che occasione
meravigliosa! Ah, tutto questo avviene alle 10.30 di mattina, un orario un po'
insolito per andare al cinema per una neofita come me.
Una
serie di slide accompagnano l'esperto di marketing della casa di distribuzione
che espone film dopo film (non prima del saluto introduttivo
dell'Amministratore Delegato della compagnia). Trailer, indicazioni su quello
che faranno per allargare il pubblico di quel film, per renderlo fruibile anche
al target al quale non è esattamente indirizzato. Strategie di marketing, eventi
che vedono protagonisti i più potenti media partner, il tutto per promuovere il
film e dare inizio al passaparola, indispensabile per il successo dello stesso.
Questi qui son davvero potenti, non lasciano certo nulla al caso! Tutto è
studiato secondo un piano specifico, da esperti che ci lavorano giornalmente
affinché li film faccia il maggiore incasso possibile. Perché si sa, la prima a
guadagnarci è la distribuzione insieme alla produzione.
In
genere il 45% almeno degli incassi va agli esercenti, un 10% per il pagamento
dell'Iva, poco meno dell'1% per il diritti musicali e il resto viene diviso fra
produzione e distribuzione (fonte "il Sole 24 ore",
articolo scritto da Andrea Biondi il 6
gennaio 2016).
Ed
ecco che inizia la proiezione del primo film ad andare in sala tra quelli
presentati. Un film di cui avevo visto il trailer e che avevo inserito subito
nella lista "to be seen".
Incredibile:
guardare un film che volevo fortemente vedere, in un noto cinema romano, di mattina, solo perché la professione te lo impone...quando si
dice lavorare facendo qualcosa che ti piace!
La fruizione del film solitamente è qualcosa di "intimo", è qualcosa che si fa con un amico, con il fidanzato, con il marito, con la mamma e se proprio vogliamo pensare alla situazione meno intima possiamo dire ad un primo appuntamento; ma per lavoro risulta difficile concepirlo. Sono sola, seduta al mio solito e preferito posto laterale, non posso commentare con nessuno. Ad un certo punto inizio a sentire anche un po' freddo e mi copro con la mia giacca a mo' di coperta...poi penso: forse non è un bel gesto da fare in un ambiente lavorativo, se fossi in una riunione dove tutti sono seduti intorno ad un tavolo non mi metterei certo una coperta sulle gambe se dovessi sentir freddo. In quel momento una persona seduta davanti a me si gira, mi vede tutta rannicchiata sulla poltrona ed io mi ridò un tono professionale tirandomi su...ma la "coperta" no, non la posso levare, ho troppo freddo! Così penso all'assurdità della situazione in cui mi trovo e a come le persone presenti in sala abbiano fatto di un rituale di piacere che solitamente si mette in atto per staccare dal quotidiano in compagnia di amici, il loro strumento di lavoro.
La fruizione del film solitamente è qualcosa di "intimo", è qualcosa che si fa con un amico, con il fidanzato, con il marito, con la mamma e se proprio vogliamo pensare alla situazione meno intima possiamo dire ad un primo appuntamento; ma per lavoro risulta difficile concepirlo. Sono sola, seduta al mio solito e preferito posto laterale, non posso commentare con nessuno. Ad un certo punto inizio a sentire anche un po' freddo e mi copro con la mia giacca a mo' di coperta...poi penso: forse non è un bel gesto da fare in un ambiente lavorativo, se fossi in una riunione dove tutti sono seduti intorno ad un tavolo non mi metterei certo una coperta sulle gambe se dovessi sentir freddo. In quel momento una persona seduta davanti a me si gira, mi vede tutta rannicchiata sulla poltrona ed io mi ridò un tono professionale tirandomi su...ma la "coperta" no, non la posso levare, ho troppo freddo! Così penso all'assurdità della situazione in cui mi trovo e a come le persone presenti in sala abbiano fatto di un rituale di piacere che solitamente si mette in atto per staccare dal quotidiano in compagnia di amici, il loro strumento di lavoro.
Non
disprezzo il meccanismo, anzi lo ammiro. Ma mi chiedo se tutta quella gente in
sala sia stata così sana ogni tanto durante la propria carriera da saper preservare una
parte di quel mondo ai fini di uno svago personale. Oppure mi chiedo quale
altro passatempo abbiano da condividere con qualcuno al posto del cinema. Chissà,
magari chi lavora nel potente mondo dell'industria cinematografica, nel tempo
libero insieme alla moglie è solito coltivare il proprio orto...un argomento
che non lascerò inesplorato!
La
giornata prosegue con un pranzo organizzato dalla stessa casa di distribuzione.
Così mi aggrego alla massa che si sposta dal cinema al ristorante, cercando
come sempre di "rubare" conversazioni, di capire dove mi trovo,
stando ben attenta a non farmi trovare impreparata e quindi a non fare brutte figure. Ed
una volta arrivata al ristorante mi presento a chi mi è stato segnalato dal mio
capo. Persone deliziose e gentili quelle che lavorano nella distribuzione e
dentro di me spero davvero di poterle rincontrare a breve in occasioni simili. Sto facendo PR, io che sono sempre stata restia a questo tipo di attività subdola dove la gente sorride, stringe mani e si vende al miglior offerente. La voglia di entrare in quel mondo, di ricevere inviti ad eventi e prime
cinematografiche è indomabile dentro di me. Ho sete di conoscere, di vedere, di partecipare, di fare appunto PR. La stessa forza che magari ha governato anni fa tutte le persone lì presenti facendole arrivare fin lì. Peccato che io abbia rifiutato di sedermi per il pranzo proprio davanti all'Amministratore Delegato della società di distribuzione...ho pensato di non poter meritare così tante botte di fortuna in un solo giorno.
Risultato
finale della giornata: una stanchezza fisica inaudita per aver tenuto i motori al
massimo mentre cercavo di non deludere le aspettative del mio capo e assecondavo i miei scoperti istinti "PIERRESCHI" (seppur ancora timidi), condita da una dose da overdose di soddisfazione per aver fatto parte di un evento simile che raramente il semplice fruitore finale di un film (quale ero io fino a qualche mese fa) conosce o immagina l'esistenza.
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