sabato 19 marzo 2016

Una conversazione tra "Titani"

Immaginate due Titani dell'industria cinematografica che si incontrano un pomeriggio nella sede lavorativa di uno dei due ed iniziano a parlare del più e del meno (cinematografico per l'appunto).
Figuratevi esattamente l'alto livello della conversazione vista la presenza dei "Titani".
Come spesso succede in questo periodo io sono presente a questo incontro. Dalla mia posizione laterale ascolto, osservo, studio, scopro.
Mi trovo proprio nella stanza di uno di quegli uomini potenti. Si, uno di quelli che rilascia interviste che si leggono sui giornali e che si sente nominare spesso nell'ambiente.
Il suo perfetto computer Apple, con uno schermo grande quanto un tavolo (e ho solo la visuale del retro, credo che osservarlo da davanti sarebbe paragonabile all'esperienza del 3D), carte e cartelline sparse sulla scrivania, un casco, una giacca di pelle, un clima tropicale, la vista sui tetti di Roma (bellissima) con una luce naturale accecante che invade la stanza e delle grandi piante verdi e rigogliose che a questo punto credo siano la sola unica spiegazione di quel soffocante riscaldamento che ti avvolge come una coperta di lana.
Chissà quante persone importanti sono passate di lì, chissà chi si è seduto su quella stessa mia sedia a parlar di grossi affari, di accordi milionari. Chissà in quanti hanno sentito un caldo infernale ma non hanno detto niente per paura che le piante ne potessero soffrire. Chissà...
Una situazione da ricordare insomma, dove avrei avuto tutto il diritto di intervenire, di dire la mia, facoltà però di cui non sempre mi avvalgo, soprattutto in certe situazioni. Meglio ascoltare e non rischiare di parlare a sproposito.
E così molti interventi che avrei potuto fare (e che mi sarebbero potuti ritornare tranquillamente dritti in faccia come un boomerang) rimangono soffocati.
LaviSpa Voce penserà a diffonderli, d'altronde è nata proprio per questo!
Uno dei temi da loro trattati, e che prova a solleticarmi le corde vocali, è l'andamento al box office di alcuni film rispetto ad altri. "Ogni film è a sè" dice uno di loro. "Perfetti sconosciuti ha incassato quasi 15 milioni in 3 settimane ma non era stato previsto. Altri film, per cui ci si aspetta un'elevata affluenza, si rivelano invece un flop".
A quel punto della conversazione vorrei prepotentemente irrompere: "Un momento, mi sta dicendo che chi ha in mano un film come Perfetti sconosciuti non è stato in grado di prevederne il successo???". Immagino di alzarmi in piedi e dirlo con tono fermo ed atteggiamento convinto.
No no per carità, meglio tapparmi la bocca, sembrerei un po' come la figlia che polemizza contro il papà, l'inesperta provocatoria che dà suggerimenti allo specialista del settore su come fare il suo lavoro. Anche se c'è chi dice che fare domande a persone con un grosso ego non può che renderli più tronfi di quanto già non lo siano...
In ogni caso, più la conversazione va avanti e più non posso credere che "quelli di" Perfetti sconosciuti non ne abbiano colto le potenzialità (voci che girano nell'ambiente). Questo film è una vera bomba, una commedia italiana (due parole che affiancate possono significare orrore) che ti tiene attaccato alla poltrona dall'inizio alla fine (l'unica cosa che ti stacca sono le risate). Insomma: un esempio di come le cose vanno fatte e un prodotto da esportare fieri di dire che è italiano.
In questo link http://ilpopoloveneto.blogspot.it/2016/02/perfetti-sconosciuti-intervista-con-il.html (un articolo de "Il Popolo Veneto") è riportata l'intervista al cast che parla anche dell'anteprima romana del film (sapete, avevo un biglietto per quest'anteprima ma andare da sola non mi sconfinferava più di tanto) e che racconta di come raramente gli sia capitato di vedere un pubblico così partecipe. "Ma pure voi, che di questo film ne fate parte, ma non ne avete percepita la potenza???", continuo ad immaginare di urlare a gran voce.
Peccato che io non sia andata all'anteprima perché forse avrei potuto cogliere di persona la preoccupazione degli addetti ai lavori sul possibile andamento del film ed anche in questo caso avrei potuto immaginare di chiedere, magari direttamente al regista: "ma non lo vedi che film perfetto hai realizzato???".
Perché è vero che il successo del film è purtroppo imprevedibile e dipende da diversi fattori che nessun algoritmo potrà mai elaborare.
È vero che si lavora moltissimo sulla promozione per dire all'Italia intera che sta per uscire un film divertente e ben riuscito che parla di quanto l'oggetto con cui passiamo la maggior parte del tempo ci abbia rovinato la vita.
È vero che il posizionamento del film e tutto ciò che ruota intorno a questa strategia che fa sì che  un film e il suo debutto in sala possano non essere disturbati da fattori interni ed esterni, ha un ruolo fondamentale. Si, perché se si mettono in uscita due film dello stesso genere nello stesso periodo, due film destinati allo stesso target, si rischia di rubare l'uno la fetta di pubblico dell'altro. E qui c'è una battaglia aperta tra i distributori (come l'uscita di Zalone a natale contro i cinepanettone che ne hanno risentito parecchio).
È vero poi che la sostanza del film ci deve inevitabilmente essere perché se le prime persone che l'hanno visto innescano il passaparola negativo, su di un film effettivamente inguardabile, allora di scampo non ce n'è.
Ma è anche vero che, se un film ha un potenziale che tutta l'Italia è stata in grado di captare (e gli stessi numeri delle presenze in crescita costante lo dimostrano), non è possibile pensare anche solo per un attimo che, ad esempio, un evento calcistico in contro programmazione o lo stesso Festival di Sanremo possano minarne il successo invece garantito.
Dopo aver immaginato lungamente di scambiare questi pensieri con il Titano n°2 (l'altro, il n°1, lo vedo tutti i giorni perciò subisce già le mie domande a raffica), mi rendo conto che l'incontro è terminato.
Bisogna tornare a produrre e quindi abbandoniamo i 30° centigradi che si mitigano non appena la porta viene aperta e dopo aver attraversato il corridoio ricoperto da scricchiolante parquet pregiato, salutiamo la segretaria posizionata proprio davanti alla porta, stringiamo qualche mano scambiando sorrisi e saluti cordiali e in un attimo mi ritrovo nuovamente davanti al mio computer, fantasticando sul mio prossimo interessante incontro.
Ah, anche io lavoro su un computer Apple tutto per me, con ampio schermo (non come il suo) e mouse e tastiera color bianco candido, senza fili, leggeri ed eleganti...sarà mica la chiave dell'algoritmo per prevedere il mio andamento futuro nel fantastico mondo dell'industria cinematografica?!?




2 commenti:

  1. I primi giudici di un film sono coloro che lo realizzano: regista, sceneggiatori, montatore, produttore. Sono i primi che hanno il duro compito di guardarlo in maniera oggettiva. Non sempre è facile, realizzare un film richiede un processo lungo, a volte sono necessari anni per trovare i finanziamenti, mesi e mesi di incontri per scriverlo e nel migliore dei casi tra le 6 e le 8 settiamne per realizzarlo. Durante tutto questo tempo il film entra sotto la pelle di chi lo realizza e giudicarlo come un prodotto meramente commerciale non è facile. L'artista si affeziona alla propria creazione e spesso comincia a volere bene anche ai suoi difetti. La accetta nel suo insieme, come una estensione del proprio sè, e tagliarla e ridurla, tantopiù a scopo commerciale, non credo sia facile. Già è difficle ad esempio per un bravo distributore che compra un prodotto finito e deve "solo" intuire come posizionarlo sul mercato e costui per quanto possa essere affermato ha sempre un grande margine di rischio, figuriamoci per chi il film lo deve generare dal nulla. A proposito di questo, ricordo che una volta vidi un film sul gioco d'azzardo al Festival di Venezia ospite di e seduto accanto a un importante distributore...più le vicende del protagonista si complicavano più la storia focalizzava le sorti del mondo intero sul "lancio del dado" più questo distributore si rigirava nervosamente sulla sedia e diceva di sentirsi esattamente in quel modo, come quel giocatore d'azzardo che doveva puntare il suo destino su un numero. Eh già, se si sbaglia qualche film di fila si rischia di finire gambe all'aria. E un autore se sbaglia il film a fronte di un investimento importante rischia di finire a fare spot aziendali per il resto della vita, soprattutto se si tratta di opere prime. Il regista Genovese aveva alle spalle già qualche film ben riuscito, posso comunque immaginare che lui e tutta la squadra di Perfetti Sconosciuti non volessero, fosse anche solo per scaramanzia, glorificare troppo il loro lavoro e poi, in fondo, è prova provata che quando il film funziona, come dici tu, il passa parola resta la forma di marketing più efficace ed inarrestabile. E Perfetti Sconosciuti a mio avviso resta il film italiano più originale, perfetto nella sua semplicità, che ho visto da tanto tempo. Mentre scrivo mi viene in mente un film visto alla Festa del Cinema di Roma diretto da Sergio Rubini (uno talmente forte nel mercato che non subisci troppi scossoni anche quando fa dei flop). Anche'esso aveva grandi velleità: tutto girato in interni, tutto giocato su relazioni interpersonali connotate nella sfera sentimentale, anch'esso giocato sul doppio registro comico e amaro. Un film che trovai mediocre. La quintessenza del non riuscito, non so nemmeno alla fine come è andato al box office. Ecco, quando penso a quel film (Dobbiamo Parlare) mi rendo conto del valore di Perfetti Sconosciuti. Un film semplice e per questo molto rischioso da fare.

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  2. Mi piace la tua 'vispa' voce... E le cose che scrivi acute, ironiche e intelligenti! Aspetto con ansia un post in cui ci racconterai che l'hai fatta sentire dal vivo anche tra titani, addetti ai lavori e addetti stampa! Sara

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