lunedì 25 aprile 2016

Cinema e tv si sfiorano con i "David di Donatello"

"Il David di Donatello è un premio cinematografico italiano, assegnato dall'Ente David di Donatello dell'Accademia del Cinema Italiano in diverse categorie e può essere considerato come l'equivalente per il cinema italiano del premio Oscar" (fonte: Wikipedia).
Se devo essere sincera non mi sono mai filata in vita mia il "clone" degli Oscar hollywoodiani. Fino a ieri non sapevo neanche cosa fosse questo premio che ho sentito nominare tante volte senza mai vedere neanche un solo fotogramma della trasmissione che lo celebra.
E adesso che tutti i giorni mangio pane e cinema, muoio dalla voglia di informarmi e di vedere la premiazione, in televisione ovviamente perché per avere un invito tutto per me...avoglia ancora a pedalare!
A dire il vero un invito tra le mani, anzi due ce li ho avuti ma non indirizzati a me. Mi sono fatta portatrice della preziosa busta chiusa che li conteneva con la formale scritta R.S.V.P. sotto al nome dell'intestatario che tanto per cambiare era un pezzo grosso dell'industria cinematografica. E per circa dieci minuti, con quegli inviti in mio possesso, ho fantasticato un bel po': "Ora scappo e non torno mai più...ma non prima di aver assistito alla premiazione con tanto di vestito adatto alla serata, grazie a questi due biglietti che esibirò all'ingresso!". Oppure "Potrei rivendermeli, chissà quanto ci guadagnerei...saranno sicuramente dei bei posti!". La prima soluzione l'ho dovuta scartare immediatamente perché farmi dare per dispersa per poi ritrovarmi ad assistere alla cerimonia al posto del proprietario degli inviti sarebbe stato un tantino "sgamato". La seconda soluzione sembrava più realizzabile, sebbene fare la bagarina non sia mai stato il mio sogno di vita. Meglio proseguire a lavorare seduta su una scrivania con tutti i comfort del caso e quindi forte di questo ultimo pensiero sul mio futuro professionale, ho optato per andare a consegnare al destinatario finale, o per meglio dire alla sua assistente, i tanto desiderati biglietti. In questo modo, forse, il mio karma potrà ricordarsi di me in un futuro quando dovrà decidere se recapitarne "legalmente" un paio anche a me oppure no.
Il mio interesse nei confronti del David di Donatello è nato dopo qualche mese di lavoro nel mondo del cinema. Il mio capo, che fa parte della giuria, ha ricevuto la mail con le istruzioni per votare e mi ha chiesto un aiuto per muoversi sul sito web ed esprimere così il suo giudizio. Beato lui, sarebbe piaciuto molto anche a me poterlo fare! Ed anche se la mia funzione in quell'istante sarebbe stata di mero supporto tecnologico, lo stavo comunque aiutando a fare qualcosa di esclusivo. Wow!
Da questo momento in poi ho iniziato ad interessarmi all'evento, drizzando le orecchie sull'argomento come un cane quando sente fischiare il padrone, a tal punto che il semplice nome "David" in mia presenza è diventato impronunciabile.
Successivamente sono passata alla ricerca spasmodica di informazioni, e sono andata a reperire tutto ciò che c'era da sapere sui film in nomination. Ho studiato bene le diciture di ogni singola categoria e ho fatto un punto della situazione sui film visti e non. Poi ho tirato le somme delle candidature: Jeeg robot d'acciaio ha ricevuto in tutto16 nomination, Il racconto dei racconti 12, Perfetti sconosciuti 9, Suburra 5...scusate ma Quo vado? dov'è? Ne ha ricevute davvero solo 3? Capisco che il film di Zalone candidato per il miglior autore della fotografia o per il miglior scenografo è un po' dissonante ma è anche deludente scoprire che il lungometraggio che ha battuto tutti i record al botteghino sia stato così poco nominato. E non lo dico perché tifo Zalone ed il suo stile ma solo perché questo dimostra la grande incoerenza di questa manifestazione. 
In poche parole quello che funziona di più popolarmente parlando, non corrisponde a ciò che conta maggiormente sul piano artistico e che quindi è capace di vincere premi.
Questo non è certo un segreto e credo che la cosa sia universalmente nota, in qualsiasi ambito. Ma allora perché non creare un apposito premio che colmi questa immensa falda consegnandolo a chi ha incassato di più, anche se non è all'altezza di vincere per la sua alta qualità? Non si potrebbe creare il premio "miglior..." anzi "maggior incasso dell'anno" o più semplicemente il "premio box office"? Forse è poco elegante parlare di soldi, di incassi, davanti a tutte quelle celebrità ma una volta appreso il concetto, trovare un nome adeguato non dovrebbe risultare troppo complicato. Quel film in un certo senso ha rappresentato l'Italia nel primo bimestre del 2016, se non altro per i 9 milioni di italiani che lo hanno visto.
Facendo un giro sul web tra l'altro, ho scoperto che due anni fa Gian Luigi Rondi, Presidente dell'Accademia del Cinema Italiano, inventò un premio speciale proprio per Zalone per aver portato la gente al cinema. E' rassicurante scoprire che non sono la sola a pensare che un premio istituzionale è necessario per chi ha risvegliato il torpore degli spettatori e ha risollevato il mercato cinematografico italiano portando il bilancio dell'inizio del 2016 già a risultati positivi rispetto all'analogo periodo dello scorso anno.
E così, quasi sicura di assistere alla vittoria di almeno una delle 3 statuette per il più visto Quo vado? (Sonia Bergamasco, per la miglior attrice non protagonista, a mio parere era la più meritevole!), arriva il giorno della premiazione ma non prima della "sfilata" di presentazione dei candidati davanti al Presidente della Repubblica. Un evento istituzionale che avviene ogni anno di mattina al Quirinale, di cui minimamente conoscevo l'esistenza. Tra l'altro alcuni colleghi erano lì in prima persona e quando sono arrivata in ufficio, avendo visto il deserto dei tartari, ho fatto la mia solita gaffe dato che di questa giornata al Quirinale se ne parlava da giorni ed io ancora non avevo capito di che cosa si trattasse. "Ahhhhhhhhhh!!!!", ho esclamato a gran voce quando finalmente ho compreso dove fossero andati tutti quanti. L'anno prossimo me ne ricorderò sicuramente!
Arrivo finalmente alla grande e attesa serata, creandomi una postazione molto personale, con tanto di pigiamone e vassoio con la cena, il tutto sul comodo divano davanti alla tv. In perfetto stile Bridget Jones insomma, ma con quel fustacchione di mio marito accanto che ha deciso di condividere con me questo evento televisivo per me importante perché il giorno dopo, a lavoro, non avrei mai potuto rispondere "No" alla domanda "Hai visto ieri sera i David di Donatello?".
Che poi, a qualche giorno dall'evento, per i corridoi dell'ufficio si è sentita nominare spesso la parola David accompagnata dalla parola biglietti, indicando chiaramente la sfrenata corsa di molti per averne uno. Ma non era il mio turno di farmi avanti, già sono andata a chiedere a chi lavora per la manifestazione, sotto consiglio del mio capo, come si fa ad entrare nella giuria quindi ho già dato con le figuracce essendo una neofita e senza alcun titolo per poter votare!
Gustandomi la serata insieme alla cena, non ho potuto fare a meno di notare come questa trasmissione non sia altro che un punto di contatto tra il cinema che per una sera viene "ospitato" nel contenitore televisivo attraverso la sua massima espressione e cioè lo show che intrattiene e che diffonde un qualche importante messaggio e per l'appunto la tv.
Non sono abituata a vedere dall'inizio alla fine programmi del genere. Diciamo che non guardo proprio la tv perché prediligo film tra l'altro visti su altri supporti come computer e iPad. Ma per questa serata ho fatto un'eccezione e sorprendentemente il ritmo sostenuto della trasmissione ha fatto scorrere velocemente l'assegnazione dei tanti premi.
Passando per le molte statuette assegnate all'ormai tanto di moda Jeeg robot d'acciaio e a quelle vinte da Garrone per Il racconto dei racconti - che a mio parere le meritava tutte ed anche di più - in un attimo si è arrivati all'ultima categoria, quella più attesa: il miglior film. Il premio è stato vinto da Perfetti sconosciuti che ho iniziato a tifare in stile tifoso romanista sfegatato durante il derby, da quando è nata la mia passione per i David. 
Impossibile non scorrere le pagine social network, durante e dopo la trasmissione, per spiare i pensieri degli "amici". Come al solito scopro il divario immenso tra chi come me ha pensato alla meritevole vittoria del film di Genovese e chi ci è rimasto male perché per l'ennesima volta ha scoperto di vivere in un paese di capre che preferisce la commedia al film più di spessore come ad esempio Fuocoammare. I giudizi di questi ultimi personaggi sono così spietati che l'impulso è quello di sopprimere tutte le "VispeVoci" in grado di esprimere un personalissimo parere sul film vincitore. Sembra come se davanti a loro nessun altro pensiero sia concesso...mamma mia!!! Ma forte dell'intento di questo blog, decido di non barattare "LaVispaVoce" con nessuna "GrossaVoce" ed ancora una volta vado avanti con i miei pensieri.
In tutto questo Zalone, come preannunciato dalle scarse nomination, è stato completamente dimenticato e mai citato quasi come a significare una vergogna per il nostro paese per essere stato il film più visto di sempre. D'altronde chi lo elogia e sceglie di vederlo al cinema non fa certo parte della giuria di un così prestigioso premio. Per questo, continuo a sostenere che per creare una vicinanza con CHI i film li fa guadagnare vedendoli e CHI i film li vota, bisognerebbe inventarsi un elemento di raccordo perlomeno per giustificare la mole di carta usata per gli articoli di giornale dove si parlava della gara immaginaria tra gli incassi di Quo vado? e quelli di Avatar.
Ed ancora una volta scopro di non essere sola a pensarla così sulla giuria del David di Donatello. Ecco a riguardo il parere del produttore Pietro Valsecchi di TaoDue (http://www.e-duesse.it/News/Cinema/Valsecchi-fuori-le-lobby-dai-David-202958). Certo, lui forse è un po' "di parte" dato che è il produttore del film di Zalone; ma sostiene che la giuria del premio andrebbe completamente riformata eliminando le lobby e componendola di saggi e di pubblico vero. Giustissimo!
Piena di pensieri sulle statuette vinte e quelle mancate, sui personaggi che sono intervenuti, chi in modo più coinvolgente, chi invece leggendo semplicemente il gobbo senza alcun trasporto ma con tanta emozione per ciò che in quel momento rappresentava su quel palco, sul conduttore con la parlantina troppo veloce e sulla hostess/modella che ben vestita ha fatto avanti ed indietro circa 25 volte con in mano quella miniatura tanto desiderata (chissà quanto sarà stata pagata per farlo), mi sono spostata dal divano al letto felice di avere un'idea molto radicata su quanto visto e che avrei potuto esprimere il giorno dopo a lavoro: "posso essere spettatrice di un programma aggrega famiglie come questo solo ed esclusivamente una volta l'anno, non di più. Per il mio scoperto amore per il mondo dell'industria cinematografica questo ed altro!".

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