Ogni situazione, seppur capace di elargire gioia a profusione, nasconde il suo lato oscuro.
Non posso infatti negare di aver passato spesso, durante il rodaggio lavorativo, momenti completamente bui alternati a momenti di eccessiva gioia dovuti alla novità, fino poi a ripiombare nel baratro.
Un po' come una depressa cronica che si rispetti insomma!
Questi periodi sono spesso dovuti al non sentirmi all'altezza della situazione, al non riuscire ad essere sempre perfetta su quanto mi chiedono, interrogandomi sul perché questo avviene. Sarò mica sbagliata per questo ruolo? E se ho fatto la scelta sbagliata? E se dovessero rendersi conto che non vado bene? E' chiaro che, quando finisco l'auto-interrogatorio, torno in me dicendomi che i dubbi sono semplicemente dettati da una normalissima inesperienza da "neonata".
Ho sempre sostenuto che il lavoro fosse il miglior modo per regalare all'essere umano l'autostima necessaria a strutturare la sua persona. Il ruolo che la professione ti dà, è quello che poi noi rispecchiamo all'esterno quando, parlando con il prossimo, vendiamo le nostre capacità che sono poi le stesse per cui ci hanno scelto nel luogo di lavoro.
Ho passato dei periodi senza lavorare e, pensandoci oggi, li etichetterei come momenti cupi in cui non riuscivo a rispondere alla domanda "Chi sono?".
In più, il possedere una laurea così inflazionata come Scienze della Comunicazione, non ha di certo aiutato il mio periodo di crisi esistenziale.
Però, come per ogni curva all'altezza della situazione, dopo il momento più basso prima o poi arriva il picco alto ed è lì che ti rendi conto che la ruota sta girando, che il vento sta cambiando...un po' come quando Mary Poppins all'inizio del film è in arrivo in città per portare cambiamenti...come dimenticarlo!
Se mi avessero detto che il mondo dell'Industria Cinematografica fosse così florido lavorativamente parlando, mi ci sarei fiondata subito dopo la laurea. Non dico certo che possa essere più semplice entrarci ma, osservandolo più da vicino, si può notare come si divida in varie piccole branche ed ecco così il materializzarsi davanti ai miei occhi dei tanto ambiti posti di lavoro.
Cercare lavoro è una capacità che o si ha, oppure si parte già svantaggiati. Bisogna sapere prima di tutto A CHI inviare i curricula e, per muoversi in questo senso, bisogna essere a conoscenza di cosa la società odierna offre. Prendere un campo come ad esempio il cinema e scomporlo per capire da cosa è formato è a mio parere un buon punto di partenza.
Appena arrivata qui, il mio capo mi ha subito messo nelle mani un giornale del settore dal nome "Box Office - Il mondo del cinema e il suo business", invitandomi a dargli un'occhiata. L'ho trovato molto interessante, soprattutto come strumento utile all'analisi di quest'ambito lavorativo. Ed ancor più stimolante è il fatto che in esso siano nominati i vari attori del sistema, dando così spunti su società e professioni esistenti nell'Industria Cinematografica.
A proposito di "Box Office", essendo ovviamente uno dei giornali più conosciuti del settore, il boss riceve periodicamente in busta chiusa indirizzata a suo nome una copia di ogni nuovo numero ed ha ritenuto necessario che anche io avessi lo stesso trattamento. Ne esiste anche una versione digitale gratuita, con tanto di app per tablet per poterla scaricare comodamente ma ritengo che cartacea abbia più gusto (qui il link diretto alla rivista http://www.e-duesse.it/Riviste/Box-Office)
Nei mesi scorsi lui è stato così generoso da darmi la sua copia per leggerla e conservarla ma qualche giorno fa, finalmente, è arrivata quella tutta per me. Con gli occhi a cuore pieni di soddisfazione, ho preso la busta e l'ho portata sulla mia scrivania aspettando un po' prima di aprirla, godendomi quell'intestazione personalizzata, simbolo di un piccolo spazio conquistato in questo mondo. "Dott.ssa ....", così recitava l'etichetta. E quando il mio capo mi ha dato la busta non si è tirato indietro nel suggerirmi che è importante che io sfrutti il mio titolo, la mia laurea, perché mi differenzia rispetto a chi non ce l'ha.
Non volevo credere alle mie orecchie e non ho potuto trattenermi nell'esternare quasi con il nodo in gola: "Una cosa del genere me l'aveva detta solo mio padre fino ad ora...". E' uno scandalo, aggiungerei!!!! In questo paese...no forse è troppo. In questa città....no, meglio così: al giorno d'oggi, si tendono a sminuire gli anni trascorsi a studiare per guadagnarsi una laurea e delle competenze professionali. Infatti, a causa del mio lavoro precedente, con il tempo ho completamente annullato anche solo l'idea di avere una laurea perché tanto non mi rendeva una persona migliore in quell'ambiente ed a volte mi sono quasi vergognata di possederla. Ma il cinema non è così, no! Il cinema valorizza le risorse.
Chissà se il cinema ha davvero questi "super poteri"...ma non posso fare a meno di notare che grazie all'Industria Cinematografica dove sono finita, la mia laurea è risuscitata, ha ricominciato a vivere valorizzandomi nell'ambiente di lavoro e ponendomi su di un piano superiore rispetto a chi non ce l'ha. Ed il fatto che sia il mio capo a dirlo, è il lasciapassare per poterlo anche comunicare all'esterno e per presentarmi con un ruolo ben definito.
Senza poi contare che oltre alla riconquista del mio titolo che posso sfoggiare sentendomi migliore, sto scoprendo quanto ogni persona che lavori abbia assolutamente bisogno di imparare a comunicare (all'interno e all'esterno) e quindi, quella tanto sminuita Scienze della Comunicazione, beh forse dovrebbe essere qualcosa a cui ambire un po' per tutti.
Si ok, qualcuno potrebbe controbattere con tono provocatorio: "E che ci vuole una laurea per imparare a comunicare?!". Essendoci passata in prima persona, credo che questo percorso di studi possa fornire degli strumenti utili per farlo correttamente e professionalmente. Possiamo essere dei comunicatori innati ma farlo sul lavoro è diverso, richiede metodo ed un orientamento mentale che ti faccia scattare il giusto interruttore in tutte le situazioni. Insomma, un meccanismo che si acquisisce con lo studio ed il tempo.
Ricordo ancora quando ero nel bel mezzo del periodo universitario: una mia amica che sentivo raramente, un giorno mi fece notare quanto io avessi cambiato modo di esprimermi e di comunicare un pensiero. Verissimo! Probabilmente stavo mettendo in atto quanto stavo imparando con gli studi. Oggi, grazie all'università e all'esperienza maturata sul lavoro, ho capito che è sempre meglio comunicare come se si parlasse con gli stupidi che non comunicare affatto. L'interlocutore purtroppo, per orgoglio personale, difficilmente dichiara quando non sa qualcosa e se uno dei due non prende l'iniziativa di parlare anche troppo dicendo pure cose scontate, è matematicamente certo che una parte delle informazioni andrà persa e l'errore è in agguato.
Sono stata spettatrice di dinamiche simili proprio in questi giorni durante il lavoro. In questa particolare situazione erano presenti nuovi protagonisti ad occuparsi di qualcosa di invece già ampiamente messo a punto. Ed i nuovi "attori", per non sembrare ignoranti sull'argomento, non hanno chiesto delucidazioni. I già navigati protagonisti contemporaneamente, non si sono spesi per passare il testimone su questioni non del tutto scontate...ed ecco che, per mancanza di comunicazione, è successo il patatrac con conseguenze che hanno portato persone a lavorare fino alle 23 per rimediare!
Io osservavo tutti quasi come se fosse un film, con i pop corn in mano, gustando la tragedia ormai preannunciata. Come sempre LaVispaVoce avrebbe voluto urlare frasi come: "Smettete di fare i ragazzini e comunicate. Usate pure gesti, parole, rumori, segnali di fumo ma comunicate!!!". Ma non ho potuto farlo, sarei stata etichettata come una figura scomoda che dà consigli a navigati e naviganti. E poi al cinema non è che si può intervenire nel bel mezzo della sala urlando consigli spassionati ai protagonisti no? Rischierei di sembrare una pazza visionaria anche se comunque, quando un film ti coinvolge molto, l'impulso è proprio quello di esternare seppur parlando con uno schermo. Così mi sono comportata da spettatrice ed ho imparato ciò che non dovrò MAI fare in tutta la mia carriera: NON COMUNICARE, soprattutto tenendo presente che sono laureata in Scienze della Comunicazione. Sarebbe uno scandalo!
L'invio di mail in stile stalker, in cui viene scritto, ripetuto e sottolineato anche l'ovvio per filo e per segno, è per esempio uno strumento giornaliero di cui mi avvalgo e credo che sia il migliore scudo contro i non comunicatori che pur di difendersi dalla loro apatia dichiarano il falso dicendo:"Quella non comunica!". E' no caro, carta canta!
Insomma, la laurea ce l'ho e il lavoro anche. Diciamo che le basi per poter intraprendere una dignitosa carriera ci sono. Certo, c'è bisogno di tanta esperienza, soprattutto su argomenti affrontati giornalmente sul lavoro e a me completamente ignari come ad esempio quando si parla di leggi per il cinema. Ma come disse giorni fa il mio capo: "Quando avrai raggiunto quel tipo di maturità, quando sarai anche esperta di legge del cinema....allora sarà il momento per noi di andarcene per lasciare spazio a voi giovani!".
Staremo a vedere...
Senza poi contare che oltre alla riconquista del mio titolo che posso sfoggiare sentendomi migliore, sto scoprendo quanto ogni persona che lavori abbia assolutamente bisogno di imparare a comunicare (all'interno e all'esterno) e quindi, quella tanto sminuita Scienze della Comunicazione, beh forse dovrebbe essere qualcosa a cui ambire un po' per tutti.
Si ok, qualcuno potrebbe controbattere con tono provocatorio: "E che ci vuole una laurea per imparare a comunicare?!". Essendoci passata in prima persona, credo che questo percorso di studi possa fornire degli strumenti utili per farlo correttamente e professionalmente. Possiamo essere dei comunicatori innati ma farlo sul lavoro è diverso, richiede metodo ed un orientamento mentale che ti faccia scattare il giusto interruttore in tutte le situazioni. Insomma, un meccanismo che si acquisisce con lo studio ed il tempo.
Ricordo ancora quando ero nel bel mezzo del periodo universitario: una mia amica che sentivo raramente, un giorno mi fece notare quanto io avessi cambiato modo di esprimermi e di comunicare un pensiero. Verissimo! Probabilmente stavo mettendo in atto quanto stavo imparando con gli studi. Oggi, grazie all'università e all'esperienza maturata sul lavoro, ho capito che è sempre meglio comunicare come se si parlasse con gli stupidi che non comunicare affatto. L'interlocutore purtroppo, per orgoglio personale, difficilmente dichiara quando non sa qualcosa e se uno dei due non prende l'iniziativa di parlare anche troppo dicendo pure cose scontate, è matematicamente certo che una parte delle informazioni andrà persa e l'errore è in agguato.
Sono stata spettatrice di dinamiche simili proprio in questi giorni durante il lavoro. In questa particolare situazione erano presenti nuovi protagonisti ad occuparsi di qualcosa di invece già ampiamente messo a punto. Ed i nuovi "attori", per non sembrare ignoranti sull'argomento, non hanno chiesto delucidazioni. I già navigati protagonisti contemporaneamente, non si sono spesi per passare il testimone su questioni non del tutto scontate...ed ecco che, per mancanza di comunicazione, è successo il patatrac con conseguenze che hanno portato persone a lavorare fino alle 23 per rimediare!
Io osservavo tutti quasi come se fosse un film, con i pop corn in mano, gustando la tragedia ormai preannunciata. Come sempre LaVispaVoce avrebbe voluto urlare frasi come: "Smettete di fare i ragazzini e comunicate. Usate pure gesti, parole, rumori, segnali di fumo ma comunicate!!!". Ma non ho potuto farlo, sarei stata etichettata come una figura scomoda che dà consigli a navigati e naviganti. E poi al cinema non è che si può intervenire nel bel mezzo della sala urlando consigli spassionati ai protagonisti no? Rischierei di sembrare una pazza visionaria anche se comunque, quando un film ti coinvolge molto, l'impulso è proprio quello di esternare seppur parlando con uno schermo. Così mi sono comportata da spettatrice ed ho imparato ciò che non dovrò MAI fare in tutta la mia carriera: NON COMUNICARE, soprattutto tenendo presente che sono laureata in Scienze della Comunicazione. Sarebbe uno scandalo!
L'invio di mail in stile stalker, in cui viene scritto, ripetuto e sottolineato anche l'ovvio per filo e per segno, è per esempio uno strumento giornaliero di cui mi avvalgo e credo che sia il migliore scudo contro i non comunicatori che pur di difendersi dalla loro apatia dichiarano il falso dicendo:"Quella non comunica!". E' no caro, carta canta!
Insomma, la laurea ce l'ho e il lavoro anche. Diciamo che le basi per poter intraprendere una dignitosa carriera ci sono. Certo, c'è bisogno di tanta esperienza, soprattutto su argomenti affrontati giornalmente sul lavoro e a me completamente ignari come ad esempio quando si parla di leggi per il cinema. Ma come disse giorni fa il mio capo: "Quando avrai raggiunto quel tipo di maturità, quando sarai anche esperta di legge del cinema....allora sarà il momento per noi di andarcene per lasciare spazio a voi giovani!".
Staremo a vedere...
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